Mi ha colpito il viaggio del vostro cronista nel parco del Romanico. Tre chiese su quattro sono chiuse la domenica pomeriggio. E a pochi metri da San Tomè c'è un mega traliccio, peraltro costosissimo da interrare. Quanta strada abbiamo ancora da fare per valorizzare le nostre perle! Giacomo R. Il parco del Romanico è un museo diffuso, un percorso di bellezza offuscata e per fortuna non perduta, un viaggio molto particolare nel sacro, basti pensare alla Rotonda di San Tomè, gioiello unico a pianta circolare dalla genesi misteriosa. Purtroppo è anche un percorso a ostacoli e a interferenze, come abbiamo raccontato nel viaggio che l'ha interessata. Gli ostacoli sono quelli della insufficiente pubblicizzazione di tanto fascino e della problematica fruizione: tre chiese su quattro chiuse, periodi di apertura intermittenti, sistema di prenotazione scoraggiante, condizioni di manutenzione discutibili. A puntellare e sopperire per quel che è possibile provvede, come al solito, un'encomiabile rete di volontari. Soluzione molto italiana, ma poco competitiva, se si vuole fare turismo ad alto livello. Le interferenze, poi, sono il traliccione che stonerebbe anche in un deserto e le ville e villette che ormai assediano e schermano il poker di chiese e la natura circostante che esaltava il pregio di quel sacro pianoro, tanto che oggi l'incantamento che là si sprigionava è solo intuibile con buona immaginazione. Ma quel che è stato guastato non è più riparabile, a parte forse la rimozione dell'oscena impalcatura elettrica. L'avevamo già scritto quando fu sollevata una polemica per il mancato recupero della casa natale di Michelangelo Merisi a Caravaggio: abbiamo un immenso patrimonio, ma difettiamo di personalità eccellenti e intraprendenti e di progetti che lo pongano al centro della nostra economia: l'arte, il paesaggio, gli scrigni di bellezza come il Romanico di Almenno, magari inserito in un tracciato turistico culturale che abbia come partenza e arrivo la città, dovrebbero essere l'ovvia, inesauribile frontiera da riscoprire in questo momento di acuta crisi di ogni settore dalla manifattura. I tedeschi di Der Spiegel proprio in questi giorni hanno pubblicato un'inchiesta nella quale sostengono, con una certa manipolazione di dati e il tipico tatto anti-italiano, che siamo messi meglio di loro, poiché la ricchezza media delle nostre famiglie (case e risparmi) sarebbe di 173.500 euro, e quindi sarà bene che ci arrangiamo e smettiamo di piangere miseria e disperazione. Lasciamoli dire e sputare cifre a caso, credo che sbaglino per difetto: il nostro patrimonio collettivo, quello di cui stiamo parlando, è ben superiore e potrebbe davvero consentirci di arrangiarci. Dobbiamo solo imparare a sfruttarlo. Ma come? Faccio un esempio. Forse non tutti i bergamaschi sanno che l'amministratore generale aggiunto del Louvre (quasi 9 milioni di visitatori all'anno, fatturato superiore a tutti i nostri musei messi insieme) si chiama Claudia Ferrazzi, 35 anni, bergamasca, figlia del pioniere della cardiochirurgia. Chissà se le piacerebbe lavorare a Bergamo? Certo, proporglielo è come chiedere a Ibra di considerare l'idea di lasciare Parigi per giocare nell'Atalanta. Ma mai come in questo momento c'è bisogno di idee impossibili e di persone folli. Meglio se donne.
Il Romanico sfregiato è l'ennesimo esempio di come non sappiamo valorizzare un tesoro. Lettera
Il parco del Romanico a Bergamo è un museo diffuso con un percorso di bellezza, ma è anche un percorso a ostacoli e interferenze. Tre chiese su quattro sono chiuse la domenica pomeriggio e il sistema di prenotazione è scoraggiante. La rete di volontari provvede a sopperire, ma la soluzione è poco competitiva. Le interferenze sono il traliccione e le ville che assediano il parco. Il patrimonio di Almenno è immenso, ma difettiamo di progetti che lo pongano al centro dell'economia. La ricchezza media delle famiglie bergamasche è di 173.500 euro, ma il patrimonio collettivo è superiore e potrebbe consentirci di arrangiarci.
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