«Bunker, rifugi, segreti da esplorare. E c'è anche l'aeroporto del Duce» LONATO (Brescia) «Qui attorno e in tutta la zona del lago di Garda ci sono un sacco di posti da esplorare, porte da aprire, segreti da conoscere...»: parla con l'entusiasmo dell'appassionato, Armando Bellelli. Parla dei luoghi in cui è nato e cresciuto e che mezzo secolo prima che lui venisse al mondo videro l'epilogo della tragedia del fascismo. Da tre anni a questa parte Bellelli, 33 anni, responsabile marketing di una piccola azienda, interroga testimoni, consulta documenti e poi si munisce di casco e torcia per addentrarsi nei cunicoli, nei rifugi, nei luoghi fisici non ancora esplorati della repubblica di Salò. È così che è nato il gruppo «Xplora», di cui Bellelli e altri volontari fanno parte: sono gli «archeologi della Rsi», gli Indiana Jones di una pagina di storia che rischia di dissolversi. «Il nostro spirito spiega è solo quello di chi vuole cercare e conoscere. Ognuno si faccia il giudizio che crede su Mussolini e il suo periodo, noi vogliamo solo portare alla luce testimonianze, ricostruire fatti e luoghi, fare in modo che una serie di conoscenze non vadano perdute». Le ricerche di Xplora, che è stato coadiuvato dal gruppo speleoarcheologico di Vercelli «Teses», si sono per ora concentrate nella zona di Lonato e in particolare su due edifici, villa Carpani e villa Scalvini. E in entrambi i casi si sono aperti davanti agli occhi degli esploratori bunker e cuniculi, uno dei quali, molto lungo, si collega direttamente con l'attuale stazione ferroviaria di Lonato. Villa Carpani e villa Scalvini non sono due riferimenti casuali: ai tempi della Rsi una era sede del ministero della Marina, l'altra del comando della Decima Mas. «Le nostre ricerche racconta Bellelli sono partite anche da un episodio fortunato: abbiamo avuto modo di leggere il diario che dall'8 settembre del '43 al 20 aprile del '45 tenne Giovanni Rovida, segretario comunale di Lonato. Si tratta di un racconto molto dettagliato e soprattutto veritiero. Forti di quelle informazioni abbiamo bussato alla porta degli attuali inquilini di una delle ville e abbiamo chiesto loro se sapevano dell'esistenza del bunker. Ci hanno guardati stupiti ma poi si sono convinti che avevamo ragione». Il vero tesoro nascosto, tuttavia, secondo gli archeologi per passione si trova sulle rive del Garda. «A Gardone Riviera è rimasto il vecchio ospedale sotterraneo, vicino a dove si trovava il comando delle SS: là sotto ci sono la sala operatoria, il generatore di elettricità a pedali, ci sono stanze protette da portelloni spessi anche 20 centimetri». Poi Bellelli si spinge in ipotesi suggestive: «Sulle sponde del lago ci sono molti altri bunker inesplorati. Secondo documenti che abbiamo consultato qui venivano fabbricati componenti per le armi più sofisticate, per navi e sommergibili». La «chicca» di cui Xplora va fiero è l'aver rintracciato quello che secondo loro poteva essere «l'aeroporto del Duce»: è un campo di volo situato dove oggi c'è un terreno agricolo, tra Lonato e Castiglione delle Stiviere e la cui funzionalità è testimoniata da alcune foto d'epoca. «Ci è stato prezioso il racconto di alcuni anziani del luogo che ricordavano perfettamente che agli inizi della guerra venne allestito quell'impianto racconta ancora Bellelli oggi testimoniato solo da un piccolo manufatto di cemento per livellare il terreno. Era un aeroporto più piccolo ma meno esposto rispetto a quello di Ghedi, Mussolini secondo noi se ne servì in alcune occasioni. Chissà, forse da qui avrebbe potuto scappare in Germania quando il conflitto ormai volgeva al termine. Ma lui che viveva Salò come una prigionia preferì spostarsi a Milano».