A Castel Sant'Angelo tra un mese tesori da tanti musei STAR ASSOLUTA IL CRATERE DI EUFRONIO RESTITUITO DAGLI USA DECINE DI RESTI RITROVATI DALLE FORZE DELL'ORDINE LA RASSEGNA Ottanta reperti archeologici, spesso dei capolavori; oltre la metà, recuperati dalle forze dell'ordine, soprattutto i carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale, e per il resto provenienti dai grandi musei del nostro Paese. «Così vogliamo restituire, almeno per il poco che è ancora possibile, il contesto in cui erano le opere ritrovate, prima dello scavo clandestino», dice Mario Lolli Ghetti; con Maria Grazia Bernardini, sotto la supervisione di un comitato scientifico presieduto da Eugenio La Rocca, è il curatore de "I capolavori dell'archeologia, recuperi, ritrovamenti, confronti": una mostra in quattro sale di Castel Sant'Angelo, dal 21 maggio al 5 novembre, ordinata dal Centro europeo per il Turismo. Ci saranno recuperi remoti, come il bellissimo Kouros alto quasi un metro di Reggio Calabria, riportato a casa dalla Guardia di finanza nel 1976; e altri più recenti. Anche la «star» assoluta, il Cratere di Eufronio con la Morte di Sapredonte (scavato a Cerveteri, comprato dal Metropolitan di New York nel 1972: il primo pezzo pagato un milione di dollari da un museo, e restituito a Villa Giulia nel 2008): verrà paragonato alla kylix forgiata dallo stesso Eufronio con scene della guerra di Troia, e con l'hydria di Vivenzio (siamo sempre nel V secolo a.C.), di analogo soggetto, custodita a Napoli. STORIE INCREDIBILI Spesso, oltre ad essere di solito stupendi, i reperti hanno storie incredibili alle spalle. Forse per la prima volta il cosiddetto Apollino Milani, di Firenze, ritroverà la sua testa, che è in mani private. Vedremo uno degli Acroliti di Morgantina, prima che al Getty finiti all'ultimo compagno di Jacqueline ex Kennedy ed ex Onassis, un magnate del ramo diamanti; e la Testa di filosofo di Porticello, accanto a altri ritratti, in marmo o in bronzo, recuperati al nostro patrimonio. Ci saranno anche due crateri a volute scavati a Canosa di Puglia: stavano andando all'asta pochi mesi fa, però le loro foto, prima del restauro, erano a Ginevra, tra quelle di Giacomo Medici (l'unico importante «predatore» finora condannato: a otto anni), e sono stati restituiti. Spiegheranno, afferma Eugenio La Rocca, che «anche se non siamo più abituati a vederli così, i marmi antichi erano colorati; questi vasi mantengono tracce della policromia originaria, come alcuno dei marmi di Ascoli Satriano che vedremo qui». Un modo anche per omaggiare musei piccoli e remoti, mostrare opere di solito difficili da ammirare. Da Pompei provengono decorazioni parietali ritrovate nei musei americani, che le avevano acquistate, ma anche rubate in un misterioso furto, durato una notte, negli scavi. Con loro, eccezionali sarcofagi integri (raro trovarne) tra cui quello delle Muse, un cui esemplare simile è solo al Louvre (recupero della Finanza; ma pure la Polizia ha fatto la sua parte). La statua di Eirene di Palombara Sabina, del I sec. a.C., dialogherà con quella di Vibia Sabina, del II d.C., restituita da Boston (Finanza la prima, Carabinieri la seconda); due bronzetti di Ercolano (Polizia) con gli affreschi di Pompei. PIAGA ANTICA Scavi clandestini e razzie sono piaghe assai antiche: già nel II secolo avanti Cristo Corinto venne depredata, dice La Rocca; ma dagli anni 70 in Italia diventano industria internazionale: un milione e mezzo di pezzi estratti illegalmente, secondo un ateneo americano. «Per capire come erano in Italia le collezioni, prima della loro dispersione, basta pensare a Villa Borghese e agli Uffizi», spiega Maria Grazia Bernardini: quando l'Italia era il «bel Paese». Un oggetto è perfino frutto di un ritrovamento casuale: un dipendente di soprintendenza, durante un restauro, ha scoperto un pregevole dipinto, occultato da una tela successiva. Una mostra da vedere, per rendere omaggio all'arte ritrovata, e a chi l'ha recuperata.