In mostra a Castel Sant'Angelo statue e pezzi rubati e poi ritrovati dalle forze dell'ordine Dopo la droga è il traffico illecito più redditizio al mondo. Parliamo del saccheggio e della vendita di reperti archeologici e dei cosiddetti beni culturali il cui recupero è l'oggetto della mostra «Capolavori dell'archeologia: recuperi, ritrovamenti, confronti» che si inaugurerà, a Roma a Castel Sant'Angelo, il prossimo 20 maggio (fino al 7 novembre 2013). Organizzata dal Centro Europeo per il Turismo Cultura e Spettacolo, !'evento è anche occasione per celebrare i vent'anni della collaborazione del Centro con il Comando per la Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, con la Guardia di Finanza e con la Polizia di Stato. Foriero di enormi evasioni fiscali e di una imponente attività di riciclaggio cui la malavita organizzata si rivolge sempre più spesso per investire i contanti delle attività legate soprattutto al traffico di stupefacenti, quello delle opere d'arte non conosce crisi. Unico dato positivo, emerso nella conferenza stampa di presentazione della mostra, ieri nella sede del Mibac, zero furti nel decennio 2011-2012, nei musei statali italiani. Ovviamente non è conteggiato il furto nel museo etrusco di Villa a Giulia, Roma, il 31 marzo scorso. Strappati dalla terra, scavati nelle tombe dei nostri antenati, sezionati, esportati, decapitati, venduti pezzo per pezzo anche in importanti case d'aste, e poi ricomposti in musei americani, o nelle case di facoltosi privati col pallino della collezione, le opere d'arte e archeologiche tolte dal loro contesto non raccontano più. Sono mute. Intento dell'esposizione di Castel Sant'Angelo sarà anche quello di rendere comprensibile il lavoro scientifico e di ricerca che sta dietro i materiali appartenenti alle tipologie maggiormente a rischio: bronzi, marmi, affre schi, ceramiche. Diverse le storie di ritrovamento e di rientro a casa. È il caso del Cratere di Eufronio, unanimemente riconosciuto come la più bella ceramica attica del mondo, o della Kylix con llioupersis, rientrati in Italia dopo una lunga e estenuante trattativa con i musei Metropolitan e Getty degli Stati Uniti. La mostra si svilupperà in nove sezioni, in corso d'opera.