Firenze. Alla fine del ponte Vasariano, preteso da Cosimo I per consentire ai granduchi di passeggiare senza essere infastiditi da ribelli, venditori di pesce e altri seccatori, c'è una porta. Collega Palazzo Vecchio agli Uffizi. O meglio, collegherebbe. Perché è sempre chiusa a chiave. Ledo Prato, segretario generale di Mecenate 90, la considera una bella metafora dell'intricata relazione tra Stato ed enti locali o «tra musei civici e musei statali. Di questi ultimi in Italia ne abbiamo quattrocento. Troppi. In Francia, per dire, sono solo 37. Se i Comuni potessero gestirli, la cultura in Italia sarebbe efficiente. Come a Brescia». Già, perché la nostra città, insieme a Torino, Verona e Ravenna, è stata citata come paradigma positivo nel «Rapporto sulle città d'arte del centro Italia» stilato dai ricercatori di Mecenate 90 per conto dell'associazione Città d'arte e cultura (Cidac). I parametri presi in considerazione sono quattro: il rapporto tra domanda e offerta, i modelli di gestione, l'incremento del flusso turistico tra il 2001 e il 2011 e infine il livello di frequentazione giornaliera degli eventi culturali. «Brescia eccelle in tutti questi parametri dice Prato . Penso alla fondazione Teatro Grande, al riconoscimento Unesco conferito a Santa Giulia, Capitolium e San Salvatore, alle notti bianche e alle varie mostre allestite». Compresa quella su Matisse, con il pasticciaccio dei biglietti gonfiati? «Le polemiche non ci riguardano. Dovessimo far caso alle piccole cose perderemmo di vista la situazione generale». Del resto, l'assessore Andrea Arcai dice: «Certo, le esposizioni aiutano a farsi un nome, ma sono eventi fugaci. Bisogna piuttosto pensare al lavoro fatto con il Capitolium, alla biblioteca Queriniana, al teatro Santa Giulia, che inaugureremo tra poco. Dal 2011 al 2012 i visitatori in Santa Giulia sono passati da 50 mila a 60 mila. Potevo fare meglio? Sì, se avessi avuto più risorse economiche». In effetti la spending review ha le sue colpe. Prato, però, non la biasima più di tanto: «Dovrebbe diventare l'occasione per ripensare alla spesa pubblica. Lo Stato investe poco nella cultura ma, paradossalmente, i ministeri raccolgono molti residui passivi». Il punto è sempre quello: «Se i Comuni potessero assumere il controllo di tutti i musei riusciremmo a razionalizzare la spesa pubblica. Assurdo, per dire, che musei poco frequentati siano aperti 365 giorni all'anno. Il problema non sono i soldi per aprire una struttura, quelli si trovano con gli sponsor, ma i fondi per sostenere i costi di gestione. Per questo abbiamo proposto un disegno di legge che consenta alle città d'arte di presentare progetti museali cofinanziati dallo Stato». A proposito di progetti: su cosa dovrebbe lavorare Brescia? «Fra un anno vorrei vedere aperta la Pinacoteca dice Arcai . E poi resta sempre il sogno di un museo di arte contemporanea: si potrebbe fare alla Crociera di San Luca, dandola in concessione a privati a patto che garantiscano al Comune almeno tre sale espositive. Quanto al museo delle Scienze naturali, che cade a pezzi, ci vorrebbero 800 mila euro solo per metterlo a norma. Potrebbe confluire nel Musil». Nel caso ci sarà un'altra menzione d'onore nel prossimo rapporto di Mecenate 90.