Bigio, in piazza i versi di Cesare Trebeschi. Pare l'abbiano appeso di notte, in clandestinità. Non si sa chi, nessuno ha visto niente, e anche il presidente dell'Anpi Giulio Ghidotti giura: «Non ne ho idea». Piazza Vittoria. Un foglio bianco sventola sul cantiere che cinge il piedistallo del Bigio. Nero su bianco, i versi che il sindaco Cesare Trebeschi ha dedicato al maschio fascista (i suoi detrattori già li conoscono a memoria): «Non levare il tuo sguardo, cittadino bresciano a questo emblema dell'arroganza fascista qui riesumato dalla giunta Paroli-Rolfi Inciampi piuttosto la tua memoria nella piccola pietra ai suoi piedi ricordo del giovane ebreo Alberto dalla Volta trascinato ad Auschwitz con sei milioni di ebrei e tanti concittadini tuoi e del mondo vittime del nazifascismo e della tua indifferenza». Sul gagliardo atleta scolpito da Arturo Dazzi piovono strali. Dal Guardian, dall'Anpi, dalle Fiamme Verdi, dal comitato Cittadini come tutti, che sabato scorso ha denunciato lo spreco dei 400 mila euro spesi per il restauro «e tolti al welfare». E ieri, per giunta, anche dall'europarlamentare Sonia Alfano, che ha definito l'operazione Bigio «una vergogna». Intanto la statua resta nel suo esilio di via Rose, in attesa di essere trasportata di nuovo sul suo piedistallo. In clandestinità, ha detto la giunta.