ROMA Quarto anno di governo di centro destra: quattro primavere con Altero Matteoli alla guida del ministero dell'Ambiente. Stato di salute dei parchi. 23 parchi nazionali sulla carta, 21 sul territorio: «Otto non hanno ancora un presidente, sei non hanno un consiglio direttivo, solo tre hanno un direttore regolarmente incaricato; 10 sono stati commissariati tra il 2001 e il 2004» di cui sei ancora commissariati». Il resoconto è firmato dai deputati ds Calzolaio, Bandoli, Vigni, Mariani, Piglionica, Innocenti, Ruzzanti e Mussi, che ieri hanno denunciato la situazione in aula, nel question time. La fotografia scattata è desolante: parchi ancora commissariati (Arcipelago toscano, Appennino tosco-emiliano, Circeo, Foreste casentinesi, Monti sibillini, Aspromonte) vedono in quattro casi lo stesso nome quale commissario. Sempre lui, Aldo Cosentino, direttore del servizio di conservazione della natura del ministero dell'Ambiente. Che prende «quattro stipendi» ma «non è presente nella sede o nei comuni del parco, li visita molto raramente, in qualche caso una volta in 10 mesi, non incontra i sindaci e comunità, non interloquisce con le regioni interessate... ». In un caso, secondo i deputati Ds, l'unico «regolare», è addirittura un generale a tenere in mano le redini del parco. Due dei commissari, invece, sono ora presidenti (quelli del gran paradiso e delle dolomiti bellunesi). «I decreti di nomina dei commissari straordinari non hanno nessuna giustificazione legale, nessuna motivazione di emergenza o di urgenza, i bilanci degli enti commissariati sono formalmente in ordine, le procedure ordinarie previste dalla legge rispettate. La motivazione addotta - scrivono gli esponenti della Quercia - è la mancata intesa con le regioni interessate e in tre casi si tratta della regione nella quale il ministro si è presentato candidato presidente nel 2000, risultato non vincitore, risultando evidente una volontà autoritaria, centralistica e ritorsiva». Inoltre, «sui decreti di nomina e proroga dei commissari di parco non c'e il parere delle commissioni parlamentari». Nella puntigliosa ricostruzione dello «stato dell'arte», i deputati scrivono: «La corte costituzionale nel 2003 ha rilevato l'illegittimità della condotta complessiva del ministro» per il mancato raggiungimento dell'intesa con le regioni; la Camera ha approvato nell'aprile scorso un documento in cui si suggeriscono criteri e modalità «imperniati sul principio di leale collaborazione». Parole, dicono, perché poi «il ministro dell'ambiente non ha promosso iniziative di collaborazione con le regioni interessate, ha firmato finora 28 decreti predisposti dal direttore del servizio conservazione natura che contenevano la nomina o la proroga dello stesso direttore del servizio conservazione natura, ha reiterato molti dei decreti ogni 60 giorni». Altra nota dolente sono i fondi, che ogni anno, in ogni finanziaria, subiscono tagli pesantissimi: dai 43 milioni e 406mila euro del 2002 ai 4 1milioni e 314mila del 2003, per arrivare agli 30 milioni e 659mila euro del 2004, «un taglio di quasi 4 milioni di euro», «il 10 in meno in due anni». In quattro anni «il ministero ha commissariato e paralizzato la vita ordinaria di almeno la metà dei parchi nazionali italiani, ha azzerato i fondi per le spese di investimento dei parchi nei parchi, ha consegnato alla gestione delle capitanerie di porto molte riserve marine nazionali». A rispondere ci ha provato il ministro dei rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. Se i parchi sono commissariati, ha spiegato, è perché «le regioni hanno bocciato i nomi proposti senza fornire nessuna spiegazione». Il ministero dell'ambiente, ha assicurato, dopo la bocciatura della nomina del presidente dell'Arcipelago toscano, che non aveva ricevuto il gradimento della regione, ha seguito il dettato della corte costituzionale: le trattative sui parchi senza presidente «sono state riprese, contattando le regioni interessate». Ma «finora non c'è stato nessun risultato» e «nella situazione di stallo si è provveduto a nominare i commissari straordinari». Delusa dalla «non risposta» l'opposizione. «Il ministero è colpevole e latitante», commenta Valerio Calzolaio.