A due mesi dal rogo l'ambizioso e sfortunato museo di Gallarate calcola i danni, imposta i restauri e intanto torna a vivere fuori sede Il Maga risorge dalle ceneri. Ferito gravemente dall'incendio che lo scorso 14 febbraio ha ridotto in fumo mille metri quadrati del suo bel tetto in legno lamellare, sbriciolato sopra le sale delle mostre e della collezione permanente, il museo di Gallarate non si lascia abbattere. Al contrario, fa di necessità virtù e sfrutta la chiusura forzata, dovuta al ripristino delle strutture e degli impianti, oltre alla bonifica degli ambienti saturi di polveri tossiche, per raccogliere il suo patrimonio salvato dalle fiamme nel tempo record di un'ora e mandarlo in trasferta in altre sedi museali, sensibili alla richiesta di aiuto per una attività che non ha intenzione di arrestare. A rispondere per prima all'appello è stata la Triennale, che già dai primi di maggio dedicherà, per un paio di mesi, un'area del palazzo a cento opere simbolo delle raccolte del Maga, valorizzate per l'occasione da percorsi guidati alla scoperta di un importante capitolo di storia dell'arte lombarda del secondo dopoguerra. Quello legato alle vicende del Premio Gallarate, fondato nel 1950 dal direttore della Galleria d'arte moderna (antenata del Maga) Silvio Zanella, che attirava in terra varesina artisti dei fronti opposti, militanti realisti e astrattisti puri, specchio di un dibattito vivace dove a turno primeggiarono maestri della tradizione, da Carrà a Sironi a Birolli, ed esponenti delle nuove tendenze, da Fontana a Munari a Vedova. La notizia dell'imminente gemellaggio è stata confermata ieri da Giacomo Buonanno, presidente della Fondazione che gestisce il Maga, e dal direttore Emma Zanella che, reduci da un incontro in Triennale, hanno spiegato la strategia: «Il Maga non è solo un edifico, è un museo che esiste indipendentemente dalla struttura. Per questo abbiamo pensato, in caso d'emergenza, a un'idea di museo diffuso sul territorio con una rete di progetti che partano proprio dal suo nucleo storico in visita presso altre città. A partire da Milano. Ma, in agosto, saremo anche al Serrone della Villa Reale a Monza». Nulla di strano in un'epoca in cui anche i grandi musei fanno il giro d'Europa approfittando di pause e ristrutturazioni, come il Pushkin di Mosca, l'anno scorso a Brera, o il Picasso di Parigi, di recente a Palazzo Reale. Peccato che il trasloco del Maga sia dovuto a cause di forza maggiore, benché il sindaco di Gallarate, Edoardo Guenzani, si dichiari ottimista: «Il tour sarà un modo per farci conoscere da chi non è mai arrivato a Gallarate. Ci apriamo all'esterno in attesa di ripartire dall'interno; pensiamo comunque di terminare la bonifica entro l'estate e di ripristinare le parti danneggiate per fine anno». La stima dei danni supererà a detta di Buonanno il milione di euro. Un altro duro colpo per un museo che in soli tre anni ha registrato ascese e cadute da primato. Inaugurato con grandi ambizioni nel 2010, ha varato due super-mostre, Modigliani e Giacometti, da 50mila ingressi l'una, prima di misurarsi con un cambio di giunta, la crisi, i tagli di bilancio e la nomina di un curatore Flavio Caroli, voluto da Guenzani per il suo appeal mediatico, che però non ha dato i risultati sperati: la mostra su Busci e Galliani, costata 200 mila euro, ha avuto solo 800 visitatori, dicono al museo. «Il costo è stato di 140 mila più Iva, e comunque in un mese e mezzo di lavoro, e senza una lira di investimento pubblicitario, ho fatto quel che ho potuto» replica Caroli. Storia finita. Almeno per adesso che il Maga è costretto a ricominciare. Ma con nuove energie, assicura Emma Zanella, che dopo l'avventura della fuga dal suo inferno di cristallo, ironizza: «Scriverò un libro su cosa deve fare il direttore di un museo dopo un incendio».
MILANO - Oltre le ceneri. Il Maga riparte dopo l'incendio e porta in tour i suoi capolavori
Il museo di Gallarate, colpito da un incendio nel febbraio scorso, ha iniziato a calcolare i danni e a pianificare i restauri. Il museo, che era stato chiuso per ripristinare le strutture e gli impianti, ha deciso di mandare il suo patrimonio salvato dalle fiamme in trasferta in altre sedi museali. La Triennale di Milano è stata la prima a accogliere le opere, con un'area del palazzo dedicata a cento opere simbolo delle raccolte del Maga. Il direttore del Maga, Emma Zanella, ha spiegato che il museo non è solo un edificio, ma un'istituzione che esiste indipendentemente dalla struttura.
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