Se un pomeriggio di primavera un turista volesse scoprire da vicino il Romanico almennese cosa troverebbe? Tre chiese su quattro chiuse, ad esempio. San Nicola e San Giorgio in Lemine aprono solo nei fine settimana tra giugno e ottobre. San Tomè invece, nonostante i lavori in corso per mettere l'edificio in sicurezza, è aperta e visitabile, con i volontari dell'Antenna del Romanico che accolgono i turisti. E dopo mesi di discussioni su nuove costruzioni e vincoli sulle aree attorno ai monumenti l'occhio è più sensibile agli sfregi del passato: dalle villette attorno a San Giorgio al grande traliccio elettrico addossato a San Tomè. È la prima domenica di sole e caldo, andiamo a vedere da vicino come sta il Romanico almennese di cui tanto si è parlato negli ultimi mesi. Una volta in zona, le chiese vanno prima di tutto cercate. Molto meglio della segnaletica stradale scarsa e vaga, il grande campanile della Madonna del Castello permette di orientarsi. Il santuario di Almenno San Salvatore è un buon punto di partenza per un tour del romanico, la cripta risale al VII secolo e nel complesso sacro è stata inglobata la prima chiesa della Pieve di Lemine. Delusione: tutto chiuso. È troppo presto, è troppo tardi? Sono le quattro di pomeriggio e non c'è cartello che dia una risposta. Rivolgersi al bar della bocciofila lì vicino non aiuta: chiedi informazioni e ti guardano dispiaciuti, chiedi una bottiglietta d'acqua e ti guardano stupiti; non è un locale per turisti, il core business è basato su amari e bianchini per i giocatori di carte. Proviamo con San Giorgio in Lemine, è a poche centinaia di metri. A piedi si attraversano stradine senza marciapiede, gli abitanti delle villette ti osservano passare con gli occhi sulla mappa dello smartphone e devono aver già visto una scena così. Comunque, trovare San Giorgio non è poi così difficile, la strada si apre ed è lì orizzontale in mezzo ai campi. Uno storico dell'arte più o meno improvvisato appoggiato alla recinzione dietro l'abside tenta una retrodatazione: «Questa è più antica del dodicesimo secolo...». Sembrano segnali incoraggianti di attività turistica. Fiancheggiamo la chiesa e arriviamo all'ingresso. Chiuso. C'è un cartello: «Apertura da giugno a ottobre, sabato e domenica 15-18. Per visite fuori dai previsti orari di apertura rivolgersi al sig. Rota». Il cartello dice che il signor Rota abita a 100 metri, chissà se è ancora così, visto che l'avviso è stato affisso nel 1993. A quanto pare, da allora gli orari non sono comunque cambiati. Stesso cartello del 1993 e stessa porta chiusa anche a San Nicola, chiesa del tardo Quattrocento che però ha una certa coerenza architettonica con gli altri edifici sacri della zona, almeno nella facciata. Per sapere come sia all'interno bisognerà aspettare il mese di giugno o prenotarsi per tempo telefonando alla biblioteca comunale allo 035 643163. Per i raptus primaverili da turismo culturale a chilometro zero invece non c'è speranza. Con un certo pessimismo percorriamo la breve strada per San Tomè, lasciata per ultima come si lascia alla fine il dolce a tavola. Considerato che un paio di mesi fa sono iniziati i lavori di restauro, ti aspetteresti di trovarla chiusa. E invece si arriva al parcheggio e c'è movimento, bambini con le biciclette e signore con i cani. Il tempietto si trova fuori dal centro abitato di Almeno San Bartolomeo: prati, filari di vite e un gigantesco traliccio dell'alta tensione, a settanta metri dalla chiesa. L'interruzione elettrica del paesaggio bucolico è lì da decenni, si capisce. Adesso però si fa notare di più, dopo mesi di discussione sulle case previste dal Comune di Almenno San Salvatore vicino a San Giorgio e contestate dalla Soprintendenza e da associazioni come Italia Nostra. Dov'erano le associazioni e le Soprintendenze, ma soprattutto dov'era il senso estetico degli amministratori di Almenno San Bartolomeo che hanno permesso la presenza del grande traliccio a due passi dal monumento simbolo del Romanico bergamasco? Un'assenza di sensibilità che oggi viene rimproverata a ogni metro cubo in più inserito nei Pgt e che per decenni è passata sotto silenzio, lasciando che si sviluppassero a due passi da San Giorgio disordinati quartieri di casette. Di per sé ogni villetta è innocua, messe tutte insieme producono una seria ferita all'occhio. A pagare il conto è la bellezza delle chiese, basata anche sul paesaggio che alla loro nascita le circondava. San Tomè invece oggi è un malato attaccato alle macchine, con i ponteggi necessari per mettere in sicurezza l'intera struttura. Però è aperta e i volontari dell'Antenna del Romanico sono in piena attività: visita guidata con squarci di archeologia e astronomia, i visitatori mantengono costante la posizione a bocca aperta e testa in su, fissando la lanterna al centro di un soffitto tondo e altissimo, unico nella storia dell'architettura bergamasca. Si esce e c'è un book shop con caffetteria, che vende persino acqua. Il pomeriggio è salvo, il futuro turistico del Romanico bergamasco resta una lontana ipotesi.
Romanico vista traliccio. E tre chiese su quattro chiuse
Il testo descrive la situazione del Romanico almennese, un complesso di chiese e monumenti storici nella zona di Almenno San Salvatore. Le chiese di San Nicola e San Giorgio in Lemine sono chiuse per la maggior parte dell'anno, mentre San Tomè è aperta e visitabile grazie ai volontari dell'Antenna del Romanico. Tuttavia, la presenza di villette e strade senza marciapiedi intorno alle chiese è considerata un problema per la bellezza e la conservazione del complesso. I lavori di restauro di San Tomè sono in corso, ma la situazione del paesaggio è ancora compromessa dalla presenza del grande traliccio elettrico vicino alla chiesa.
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