Stoppato il progetto a Donnalucata. L'imprenditore: «Non volete il turismo, fate male ai vostri figli» Nostro inviato Scicli. Allora, anche a costo di rendere meno suggestivo l'approccio alla lettura, liberiamoci subito da un equivoco sull'ambientazione di questa storia. Sia chiaro: non è "la spiaggia di Montalbano". È corretto precisarlo, visto che ormai per un'estensione mediatica ogni qualvolta si parla di un granello di sabbia del litorale ragusano, quasi in automatico sbuca fuori questa definizione. Siamo invece nella spiaggia di Micenci, a Donnalucata, frazione balneare di Scicli. Un meraviglioso paese, dove molte scene della fiction sono state girate, ma qualche chilometro più in là e non in riva al mare. Quello di cui parliamo è il posto dove gli sciclitani, da generazioni, trascorrono l'estate, facendo spola dalle casette sul mare. A pochi metri dalla riva scorre il fiume carsico sotterraneo di acqua dolce da cui discende il nome arabo di Donnalucata: "Fonte delle ore". Insomma, Micenci è per antonomasia la spiaggia degli sciclitani, distinta da quella che i locali chiamano "dei viddani", frequentata dai bagnanti forestieri che arrivano nel fine settimana. Un bel giorno la consolidata serenità di questo equilibrio viene rivoluzionata da quello che in paese chiamano "il milanese". Lele Sammaritano, giovane imprenditore meneghino con padre di origini mazaresi, già gestore di due locali on the beach nella costiera (uno sempre a Scicli, l'altro a Pozzallo), vuole costruire quello che tecnicamente si chiama un "ricovero per natanti con annesso stabilimento balneare". In pratica 2.200 metri quadri di terreno demaniale, con un chiosco di 25 metri quadrati e servizi. Ma il lido a Micenci quest'estate non si farà. Appena in paese s'è diffusa la notizia, si è subito coagulato un ampio fronte del no. I residenti della borgata marinara, ma anche associazioni culturali e ambientaliste, e movimenti politici. E un appello sul seguitissimo gruppo Facebook "I Love Scicli" s'è di fatto trasformato in una petizione che in poco tempo ha raccolto 6mila adesioni. Tra le contestazioni: la vicinanza alla sorgente d'acqua dolce (sulla quale insiste un vincolo ambientale), lo smaltimento di reflui attraverso una vasca "imhoff" con tubi sull'arenile e l'incubo che il lido si trasformi in una discoteca sotto le stelle, con musica e schiamazzi fino all'alba. «Spesso queste strutture - ricorda Luca Carpino, architetto ed esponente del movimento "Scicli Bene Comune" - nascono come provvisorie e precarie e poi diventano fisse e definitive, com'è già successo in altri tratti della costa sciclitana». Dopo appelli, assemblee e sedute di Consiglio comunale, il no allo chalet di Micenci è diventato anche l'occasione per rimettere in discussione l'intero Piano spiagge del Comune di Scicli, «approvato nel 2007 con superficialità e senza alcun confronto con i cittadini e con alcuni macroscopici errori che lo rendono di fatto inutile», dice Carpino. Dal 4 aprile sono scattati i 60 giorni di tempo per le osservazioni dei cittadini e l'idea di Carpino è «migliorare l'esistente senza stravolgimenti». Ma vaglielo a spiegare a Emanuele Sammaritano, il "milanese" che voleva costruire il lido. Per telefono ci confessa la sua rabbia, non tanto «per i soldi spesi e per i 18 mesi appresso alla burocrazia con 12 pareri da altrettanti enti diversi», quanto per «la lezione che si può trarre da questa brutta pagina per il turismo siciliano». Sammaritano sostiene che il suo progetto era «molto "easy", con zero impatto ambientale e tanti servizi per cittadini, compreso l'accesso per i disabili e i servizi igienici, e nessuna attività serale». Nel suo sfogo, il mancato gestore del lido di Micenci non usa mezzi termini: «Anche altri imprenditori hanno avuto esperienze negative perché quella zona il turismo non lo vuole. Preferiscono avere le "loro" casette, abusive e poi sanate, a un passo dalla "loro" spiaggia. Non si rendono conto che in questo modo danneggiano la loro economia, uccidendo ogni tentativo di sviluppo turistico». Ultimo sassolino fuori dalla scarpa: «Il lido non lo farò, né quest'estate né mai. Il danno gli sciclitani non l'hanno fatto a me, ma ai loro figli». 15042013