Caro Augias, una delle idee consegnate al presidente Giorgio Napolitano dai famosi "saggi" è attuare «forme di prestito oneroso ai privati» delle opere d'arte oggi chiuse nei magazzini dei musei italiani. Finalmente un'idea saggia! Sono felice che i saggi ci abbiano pensato. Mi permetto di ricordare che lo vado dicendo da quasi 30 anni! Nell'ottobre del 2006, Repubblica pubblicò una mia lettera nella quale tra l'altro dicevo che lo Stato poteva aprire ai privati per la salvaguardia del patrimonio culturale senza procedere ad un'alienazione definitiva. Della stessa idea è Salvatore Settis: solo un patto nazionale tra soggetti diversi, dallo Stato ai privati, può invertire una tendenza che ha portato a bilanci sempre più esigui, e sovrintendenze al collasso. Ai musei dovrebbe essere consentito di affittare ai privati (con ogni garanzia) le tante opere d'arte minori che giacciono nei magazzini. Escluse ovviamente le opere di particolare valore (che si suppone siano esposte) o quelle oggetto di studi e ricerche. Tanto più che il codice dei beni culturali e del paesaggio già oggi offre aperture in questa direzione. Massimo Gargiulo Se n'è parlato poco ed è un peccato, ma almeno un consiglio giusto dunque i "saggi" lo hanno dato: affittare, fatta salva ogni possibile garanzia, le opere d'arte inutilizzate dei nostri musei che sono centinaia. Del resto, affittiamo i militari agli armatori privati stante la sciagurata iniziativa dell'ex ministro La Russa potremo ben affittare qualche quadro o qualche statua tra quelle che giacciono negli scantinati e nei depositi talvolta ignorate da decenni o forse da secoli. La proposta rilancia tra l'altro l'insufficiente utilizzazione del nostro sterminato patrimonio, le lamentevoli condizioni di tanti istituti ormai al collasso. Basta pensare al povero destino dei Bronzi di Riace, sballottati di qua e di là ma che non stavano tanto bene nemmeno prima. Anni fa, trovandomi a Reggio Calabria, li andai, se posso dire così, a trovare. Mi aspettavo un ingresso, un biglietto, dei custodi. Niente di tutto questo. Entrai in un edificio, nessuno mi chiese niente, arrivai nella sala. Loro due stavano lì, belli e impassibili. Nessun biglietto, nessun custode. Un caso limite certo ma richiama ciò che mi disse un giorno un grande libraio romano. Disse: il libraio che sta dietro al bancone ad aspettare che entri un cliente, probabilmente non arriva alla fine dell'esercizio. Il libraio deve muoversi, invitare gli autori, uscire, offrire al pubblico, inventarsi iniziative, vivacizzare l'attività. Allora, forse, ce la fa. Mutatis mutandis lo stesso vale per musei e pinacoteche. Anche se fosse servito solo a questo, il lavoro dei "saggi" avrebbe già una sua utilità. CORRADO AUGIAS c.augiasrepubblica.it