16032005 Chiudi Manifestazione nazionale a Roma il 5 aprile; rientra invece lo sciopero del voto annunciato dai dipendenti Ales, beni culturali, minacciati dalla scadenza dei contratti per la cura di importantissimi siti archeologici e musei. La vertenza che riguarda circa 500 lavoratori - Lsu fino al 2000, inquadrati in società fino al 2005 - ha due fronti. Il primo dipende da un decreto del governo che deve essere approvato dal parlamento non oltre il primo aprile pena la decandenza delle proroghe dei contratti per un anno. Il secondo riguarda il futuro: cosa sarà dei lavoratori dopo la proroga. E spunta, a questo riguardo, la figura di un mediatore investito dal ministero: il sovrintendente regionale, Stefano De Caro. Ed è a lui che i lavoratori, in una gremita assemblea all'hotel Oriente ieri (nella foto), si sono rivolti. La richiesta è di arrivare all'affidamento delle gare ad «un unico soggetto pubblico» come Ales. Un soggetto che possa avere incarichi direttamente dal ministero. Senza «la lotteria delle gare pubbliche» che lascerebbero i lavoratori in balìa del caso, dopo la promessa di assunzione di cinque anni fa. Il rientro dello sciopero elettorale: un dipendente Ales, pronipote di Emanuele De Deo che si fece impiccare nel 1794 per non tradire la fede nel progresso sociale, ha detto al microfono: «chiedetemi tutto, ma non di non votare. Non diamo segnali sbagliati. Dobbiamo essere più responsabili di tutti». Applausi. I lavoratori ora aspettano la responsabilità degli altri. c.gr.