La concessione governativa per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina è sostanzialmente revocata dopo che la società Eurolink ha respinto la richiesta del governo Monti di rinunciare ai risarcimenti in cambio di altri due anni di «apnea» alla ricerca dei privati che avrebbero dovuto mettere il 60 del costo dell'opera in cambio dei pedaggi trentennali. Prima di precisare quanto pesano i risarcimenti che il governo per contratto deve a Eurolink, società vincitrice dell'appalto di 3,9 miliardi di euro, occorre chiarire la confusione di cifre che si è fatta e che ha indotto l'Unione europea a non metterci un solo euro sull'opera. Ufficialmente il Ponte sarebbe costato 6,5 miliardi di euro, di cui, come detto, il 40 a carico dello Stato e il 60 dei privati. Ma a questo c'era da aggiungere il costo delle opere previste per Messina e Villa San Giovanni che portavano la spese complessiva a 8,6 miliardi, cioè il doppio del costo del Ponte. Detto questo, andiamo a cosa perderà lo Stato non realizzando il Ponte più lungo del mondo: 1) la somma minima da rifondere è di 300 milioni che il governo Monti ha già messo da parte. Ma questo non basterà perché tutte le società internazionali che dovevano partecipare alla realizzazione del manufatto avanzeranno le proprie richieste. Si calcola che si potrebbe arrivare a sfiorare il miliardo di euro. 2) I proprietari delle 300 abitazioni civili che sono state vincolate per dieci anni perché destinate a essere abbattute per fare spazio ai piloni chiederanno anch'essi un risarcimento. 3) Le opere del Ponte prevedevano l'impiego di 10 mila addetti diretti per dieci anni e di 30 mila posti di lavoro nell'indotto, posti che si sono perduti. 4) Non essendoci il Ponte non si potranno togliere i binari ferroviari e quindi non si potrà realizzare a Messina il previsto waterfront. La città continuerà ad essere «strangolata» dal passaggio dei Tir diretti ai traghetti privati. T. Z. 14042013
SICILIA - Erano previsti 40mila posti per 10 anni e lo Stato dovrà risarcire 300 milioni
La concessione governativa per il Ponte sullo Stretto di Messina è stata revocata dopo che la società Eurolink ha respinto la richiesta del governo Monti di rinunciare ai risarcimenti in cambio di altri due anni di ricerca dei privati che avrebbero dovuto mettere il 60% del costo dell'opera in cambio dei pedaggi trentennali. Il governo Monti aveva già messo da parte 300 milioni di euro per il risarcimento, ma le società internazionali che dovevano partecipare alla realizzazione del Ponte potrebbero avanzare richieste di ulteriori risarcimenti, arrivando a sfiorare il miliardo di euro.
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