Una catena umana, in riva al mare più a sud di Tunisi, per dire no al "lidomostro". A Portopalo ieri la protesta contro la costruzione di uno stabilimento balneare all'Isola delle Correnti. «È un danno alla natura, c'è un altro modello di turismo possibile». Portopalo di Capo Passero. «Ma tu il costume ce l'hai? », chiede la bella manifestante, impaziente dentro i bermuda frettolosamente arrotolati, all'amica. Che le risponde con un cenno d'intesa tutto femminile. E poi aggiunge: «Potrebbe essere uno degli ultimi bagni senza quello scempio, anche se c'è un po' di venticello oggi il bagno si fa». C'è (anche) un clima da ultima spiaggia, nell'ultima spiaggia del sud-est siciliano. Ieri si sono dati qui appuntamento per unire le mani. E pure le voci. Un abbraccio, un coro. Per dire no al "lidomostro", lo stabilimento balneare nel lembo estremo dell'Isola delle Correnti. Di persone ce ne sono un centinaio. Attirate dal tam-tam in rete, ma soprattutto da questo impagabile sole che spacca a metà aprile. Sono soprattutto catanesi, perché questa è storicamente l'enclave di un nutrito gruppo di cultori del "mare selvaggio". Una specie di Capalbio etnea, molto ben frequentata. E amata come se fosse la spiaggia sotto casa. Di portopalesi e pachinesi pochini, qualcuno si affaccia dal belvedere alla fine del parcheggio, giusto per vedere l'effetto che fa. Ma restando alla giusta distanza da chi è in prima linea. Molto apprezzata la scelta dell'associazione "Isola delle Correnti", che alla vigilia della catena umana attorno al lido aveva preso le distanze da chi sul web aveva seminato censurabili intenti di violenza vandalica (tipo: «Andiamo lì e spacchiamo tutto»; oppure: «Diamogli fuoco come hanno fatto gli irlandesi con la Shell»), ma il distinguo è stato anche sui tentativi di speculazione di qualche politicante che vorrebbe mettere il cappello su un movimento "No Lido" che in qualche settimana ha raccolto seimila firme. Fino a mezzogiorno è un lento pellegrinaggio verso le dune. Alcuni erano già venuti prima per un incontro ravvicinato col nemico di legno, ma la maggior parte manca dallo scorso autunno. Quando di questo stabilimento non c'era nemmeno l'ombra. Adesso si vede, eccome. Uno scheletro di legno chiaro transennato di arancione. Non ci sono i titolari della famigerata concessione demaniale, né operai né mezzi. Gli aspiranti imprenditori on the beach sono i quattro rampolli del duplice ex assessore ai Lavori pubblici (sia al Comune di Pachino sia a Portopalo), Paolino Greco; anche se, per dirla tutta, gli enti locali non hanno alcuna competenza sull'autorizzazione che dipende da Regione e Capitaneria di Porto. Continuano a ripetere ai quattro venti che le carte sono in regola; che lo stabilimento occupa soltanto una minima parte del litorale (mille metri quadrati su 30mila, con 80 coperti per la somministrazione di cibi e bevande); che non ci sarà manco una briciola di cemento ma soltanto legno, senza chiodi né scarti, promettendo che sarà smontato a stagione finita. Si ostinano, anche con apprezzabile coraggio, a spiegare le proprie ragioni anche in un terreno ostile come il gruppo Facebook dei contestatori. Ma qui non vogliono sentire ragioni. «Il lido non si deve fare», taglia corto Serena Barone, presidente dell'associazione "Isola delle Correnti". Che mostra anche una certa dose di ottimismo: «Il progetto ha avuto il via libera, ma è carente, manchevole di alcuni elementi-chiave che ci lasciano ben sperare». Prima falla: «La mancanza di misure di mitigazione ambientale, durante e dopo l'attività di gestione». Seconda: «Abbiamo le prove fotografiche che lo sbancamento del terreno privato dove è previsto il parcheggio ha provocato la distruzione di specie di macchia mediterranea non asportabile in una zona Sic». Terza: «Il progetto non rispetta i vincoli del Piano paesaggistico». E allora perché l'hanno approvato? «Per superficialità, per sciatteria». Connivenze? «Questo non lo posso dire», indietreggia Barone. E cosa ha di diverso il lido contestato dagli altri quattro della zona? «La dimensione, molto più grande, e la posizione», sbotta puntando l'indice. Continuano ad arrivare manifestanti-gitanti. Si sistemano sul bagnasciuga, qualcuno tira fuori il libro da godersi fino all'ultima pagina di sole. C'è cibo e acqua da passarci l'intera giornata. Un clima da scampagnata di Pasquetta con un bel po' di gente da concertone del Primo Maggio. Ma no, non è qui la festa. «È un funerale, della natura e dell'economia», scandisce Giovanni Panassiti. Con una tesi alquanto convincente: «Il nostro non è un no tanto per dire no. L'intervento è innaturale e non crea sviluppo, ma allontana tantissimi frequentatori. E ci sarà un impoverimento economico - assicura Panassiti - prima ancora che naturalistico. La bellezza è ricchezza, un altro modello di turismo è possibile». Ma questo modello dovrebbe contemplare anche la rimozione di quella che qui tutti chiamano "la Striscia di Gaza", un profondo lembo di degrado costellato di roulotte e immondizia. Così come, allora, si dovrebbero buttare giù un bel po' di villette abusive nelle immediate vicinanze. E magari dare un'occhiata anche ad altri lidi balenari che provano a "sbracarsi" nel silenzio dell'opinione pubblica. Il modello alternativo è possibile, ma non si può costruire soltanto sul cadavere di un unico demonio di legno. «Se dobbiamo fare la guerra dobbiamo farla a tutti gli stabilimenti, non vedo cosa ci sia di diverso da questo», sottolinea Lucrezia Pappalardo. Presente, ma senza mettere piede in spiaggia, Salvatore Maino, presidente di Legambiente Pachino, è stato il pioniere di questa protesta. «Lo stabilimento balneare all'Isola delle Correnti è l'emblema della cattiva gestione del patrimonio naturalistico e paesaggistico della Sicilia. Abbiamo depauperato un patrimonio di inestimabile valore, ma ora è arrivata l'ora di fare tutti un passo indietro e rivedere il modello di sviluppo economico e turistico del nostro territorio in chiave di sostenibilità». Legambiente ha già presentato un esposto alla Procura e adesso chiederà all'Assessorato regionale Territorio e ambiente «di disporre un'ispezione sulla gravissima situazione esistente sul'intera costa della Sicilia sud-orientale» e «l'emanazione di un provvedimento che vieti gli stabilimenti balneari e la realizzazione di strutture stabili e stagionali nelle zone A delle riserve naturali istituite o previste dal Piano». Sul piede di guerra anche i deputati regionali del Movimento 5 Stelle, rappresentanti in riva al mare da Angela Foti. «Stiamo valutando di chiedere alla Regione di sospendere in autotutela la concessione - anticipa - e di rivedere con attenzione tutte le carte, per arrivare al no definitivo se ci sono gli estremi o in subordine a un ridimensionamento dell'impatto di questo progetto». Foti precisa che «rispettiamo chi decide di investire sul turismo», ma in questo luogo ci sono dei paletti ben precisi: «Chi viene è in pellegrinaggio spirituale, non vuole i lidi». E infine sfodera una metafora post-biblica: «È come se il percorso religioso di Santiago di Compostela fosse disseminato di McDonalds con la scusa di fornire servizi». Eccola, la catena umana. Un abbraccio pacifico. Un girotondo, ma senza popolo viola, al grido di «stringiamo le nostre mani per dare forza alle nostre idee». Lo sciogliete le righe (anzi: i pugni) è gioioso. Scattano i pic-nic, qualcuno fa il bagno. E quando il sole è alto sbuca anche un manifestante "pentito". Salvo Guarnaccia: «Il lido l'avevo visto soltanto nelle foto su internet, ma di presenza non mi sembra così mostruoso: è un chioschetto in legno». Scruta l'orizzonte e sfoglia l'album dei suoi viaggi: «Ho girato molto, pure a Santo Domingo o a Capoverde ci sono strutture di questo tipo, che utilizzano materiali ecosostenibili. Il danno maggiore, quello alle dune, è stato fatto, tanto vale lasciarlo». Confessione finale: «Qui d'estate è un carnaio, altro che oasi solitaria. Gli altri lidi ci sono già da anni, ci siamo abituati. E anche agli ambientalisti piace avere la birra ghiacciata senza dover macinare chilometri». Il "lidomostro" è lì a un metro, appena liberatosi dalla morsa dei contestatori. E sembra quasi sorridergli.
La Sicilia
14 Aprile 2013
SICILIA - Isola delle Correnti girotondo del no Via il "lidomostro" c'è un altro turismo
MA
Mario Barresi
La Sicilia
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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