Il caso dell'elettrodotto siciliano è quello destinato a fare più scalpore. Il nuovo collegamento elettrico Sorgente-Rizziconi, che Terna sta costruendo tra Sicilia e Calabria, impiegando ogni giorno 150 ditte e 90 addetti, è stato autorizzato dal ministero dello Sviluppo economico nel 2010, dopo un iter durato 3 anni e mezzo (7 volte oltre il limite di 180 giorni previsto dalla legge 23904) e dopo essere stato discusso in più di 100 incontri e tavoli tecnici suggellati da accordi e protocolli d'intesa firmati da tutte le amministrazioni comunali interessate, comprese quelle che oggi contestano il progetto. La nuova linea Sorgente-Rizziconi, il cosiddetto "ponte elettrico sullo stretto di Messina" è un progetto strategico, non solo per la Sicilia ma per l'intero sistema elettrico nazionale: con un valore superiore a 700 milioni di euro rappresenta il maggior investimento di Terna attualmente in costruzione e uno dei più importanti in assoluto con numeri da record mondiale (il tratto sottomarino di 38 chilometri sarà il più lungo cavo a corrente alternata al mondo), ma è anche un'opera fondamentale, sia per mettere in sicurezza l'isola e scongiurare il rischio di blackout, sia, soprattutto, per abbattere il costo dell'energia elettrica in Sicilia (costo che continua a registrare valori mediamente superiori del 35 rispetto alle altre regioni del Sud Italia, un gap che ogni anno si traduce in più di 600 milioni di euro di maggior costo, scaricato sulle bollette di tutti gli italiani). Ma non basta. Gli esperti hanno calcolato che il ritardo nella realizzazione dell'elettrodotto siciliano è costato finora qualcosa come 3,5 miliardi di euro, quasi quanto il valore complessivo dell'Imu. Nell'area del messinese, in particolare tra Pace del Mela, San Filippo del Mela e San Pier Niceto, si sono formati diversi comitati che si oppongono all'opera, lamentandone la pericolosità per la salute dei cittadini a causa dell'elettromagnetismo. 14042013