A rischio chiusura l'avamposto del Pecci: una telefonata a Maroni PRATO La vetrina pratese su Milano rischia di essere oscurata prima del tempo. Il museo Pecci del capoluogo lombardo, distaccamento e presidio del museo d'arte contemporanea pratese a Milano, potrebbe chiudere ben prima della scadenza naturale, il 2015, in coincidenza con l'Expo. L'addio del Pecci alla Lombardia era in programma già dalla nascita dello spazio espositivo nel loft dei Navigli, quattro anni fa. Ma ora la crisi con tagli e diminuzione dei trasferimenti che il mondo della Cultura soffre in maniera particolare sembra aver accelerato l'arrivo al capolinea del progetto. Già nel 2012, i finanziamenti che Toscana Promozione aveva attivato per i primi tre anni del centro d'arte distaccato, erano venuti meno. Il museo di Milano collocato in una ex cartotecnica sul Naviglio a pochi passi dallo Iulm e dalla Triennale, concesso gratuitamente da un privato ha dovuto così ricorrere ai finanziamenti della casa madre: da Prato e dal bilancio del Pecci erano arrivati cinquantamila euro per l'organizzazione delle attività e ventimila per le spese di gestione. A giugno, i fondi saranno finiti. Così è cominciata la paziente opera di ricerca di fondi di cui si è fatto carico il presidente del museo, il sindaco di Prato Roberto Cenni. Mentre si cerca una strada per coinvolgere nuovamente la Regione («Ne ho parlato già molte volte con il presidente Enrico Rossi», spiega Cenni), il primo cittadino prova a battere anche strade alternative alla ricerca di chi potrà sostenere il Pecci Milano o quantomeno partecipare al finanziamento (circa centomila euro l'anno) fino al 2015. Sono in atto contatti con il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, che Cenni conobbe quando il segretario della Lega era ministro dell'Interno del governo Berlusconi. «Presto ne parleremo, questa mattina stesso ha spiegato venerdì Cenni ho provato a contattarlo e la sua segreteria mi ha assicurato che nelle prossime ore ne potremo parlare». Stefano Pezzato, direttore dell'area artistica e della collezione del museo, è fiducioso: «Credo siano già in atto discussioni per trovare una soluzione». Mentre il Pecci di Prato deve ancora vedere ultimato il suo ampliamento e viaggia tra alti e bassi, quello lombardo riscuote sempre maggiore successo. In quattro anni sono state organizzate più di quaranta mostre e altrettanti cicli di incontri, raccogliendo decine di migliaia di visitatori. Anche lo sforzo economico per mantenere la struttura espositiva milanese in piedi non sembra proibitivo, visto che grazie all'intercessione dell'ex presidente del Pecci Valdemaro Beccaglia lo stabile è stato offerto in comodato d'uso da un collezionista (che nella vita fa l'immobiliarista) di Alba . «Della vicenda discuteremo in Consiglio e anche in Regione, anche se quest'ultima non sembrava ultimamente essere molto propensa: capisco che questo momento è difficile per tutti conclude Roberto Cenni ma le amministrazioni devono essere capaci di stimolare altro sviluppo, non solo di correre a mettere delle pezze».