Una multinazionale cinese tra i Partners di Palazzo Strozzi Anche Della Valle e Montezemolo nell'associazione C'è già un gruppo di consulenti al lavoro per costruire la «cittadella (o parco?) della cultura», una sorta di maxiholding delle fondazioni e istituzioni culturali fiorentine. E, per la prima volta, una grande multinazionale cinese investe sulla cultura nella nostra città. Lo fa attraverso Apps, l'Associazione partners di Palazzo Strozzi, ente no profit nato per sostenere l'omonima fondazione. «Un riconoscimento per il nostro lavoro di apertura internazionale». Leonardo Ferragamo, presidente di Apps: ma in questo periodo di crisi, il fund raising per la cultura è ancora possibile? «Faticosissimo, in questa situazione di crisi. Eppure, ora siamo di fronte ad una grande opportunità: il polo, o come mi piace chiamarlo, il "Parco della cultura" fiorentina". È una sfida per questa città: dobbiamo vincere la nostra "cultura", intesa come le nostre abitudini, e lavorare invece in squadra, trovare sincronie e coordinamenti, per lavorare insieme. Altrimenti continueremo a vivere in mezzo a tante piccole realtà». E sfugge lo straordinario effetto moltiplicatore degli investimenti in cultura, più volte ribadito. Perché lo sottovalutiamo? «Ragioniamo in termini di opportunità: di cultura, a Firenze, ce n'è anche troppa. Sono d'accordissimo sull'importanza della ricaduta in economia. In questa crisi strutturale e della competitività italiana che viviamo, una delle risorse facilmente attivabili è l'economia del turismo: ma da vivere in maniera nuova. Non sono più i tempi delle "bella Lira", che ci permetteva di offrire un patrimonio straordinario ad un prezzo competitivo con infrastrutture all'epoca adeguate. Ora le infrastrutture potrebbero migliorare, ma dobbiamo essere propositivi verso il turista, riempire la nostra offerta di stimoli e contenuti, proporsi al mondo in maniera coinvolgente. La cultura alimenta l'interesse nel nostro paese, ricchissimo di patrimonio. Palazzo Strozzi rappresenta un tentativo di dare questa risposta». E ora, il «parco» o cittadella della cultura»: cosa potrebbe essere questa nuova realtà? Cosa potrebbe diventare? Chi dovrebbe coinvolgere? «Al centro, deve esserci la volontà di creare un modello di eccellenza. È lo stesso motivo per cui nacque Palazzo Strozzi. Lo scopo era di creare un sistema intorno alla fondazione: un prodotto di qualità può creare interesse, ma è un insieme di prodotti che crea il desiderio di visitare una città. Una bellissima mostra difficilmente convince un americano a venire per un giorno a Firenze: un sistema, un'offerta di tante iniziative, può portare a visitare la città per una settimana dalla Nuova Zelanda. Per questo Palazzo Strozzi può essere la base per creare un modello unico in Italia e nel mondo: più enti, più istituzioni, che lavorano assieme, abbassano i costi». La fondazione Palazzo Strozzi non basta più? Occorre un «brand» unico? «È più un modello organizzativo, che un brand: ognuna delle entità deve mantenere la propria identità. Ma sincronizzare e coordinare attività diventa fondamentale, come creare le economie di scala che portano al risparmio e fare massa critica, per andare nel mondo a proporre iniziative attraenti, interessanti». In questa logica, dovrebbe starci anche la Fondazione del Maggio musicale fiorentino, ora commissariato ed in crisi? «Vanno scelti elementi di sistema ma nella logica del risultato, e lo stiamo studiano. Uno dei partner di Apps, il Boston Consulting group, sta già lavorando al possibile modello del "parco della cultura", ascoltando tutti gli stakeholder della città: come organizzarlo, chi includere. Ma Apps nasce per questo: siamo soci fondatori degli Angeli del bello, di Florens, siamo stati soci fondatori del Maggio musicale quando stava prendendo un'altra direzione e fondatori della Palazzo Strozzi Foundation, il nostro chapter in Usa. E stiamo facendo un'operazione di comunicazione nel mondo di Firenze, con i media internazionali, con risultati eccezionali». Lei diceva: non basta una grande mostra. Ce ne potrebbe essere una al Forte Belvedere. «Non siamo coinvolti, non riusciamo a fare tutto». Nuove nomine del Cda: che ne pensa? «Tutte ottime, dai confermati come Jacopo Mazzei e Daniele Olschki, ai nuovi ingressi: conosco anche Giacomo Bei, ho un'ottima considerazione per il rappresentante del Comune. Ma la cosa importante è il modello: il Cda è autoreferente, autonomo rispetto ai soci della fondazione, con figure di riferimento internazionale come l'italo inglese Rocco Forte e la statunitense Rena M. De Sisto della Bank of America-Merrill Lynch» Lorenzo Bini Smaghi, presidente finora della Fondazione, ha indicato l'esigenza che, anche se arriveranno altri fondi privati magari con una detrazione fiscale vera, compito del nuovo governo non si potrà fare a meno dell'intervento pubblico. «C'è bisogno del supporto di entrambi i due finanziamenti. Ma quello che è importante è il modello, con una strategia comune. Anche il privato può ricevere degli stimoli importanti da un progetto ampio che ha un importante ritorno sull'economia della città». E il fund raising di Apps, come è andato nel 2012 e come andrà nel 2013? Rimanete sugli 850 mila euro del 2011. «Fortunatamente, è costante, nonostante la crisi che ci ha fatto perdere alcuni soci. Ma ne sono arrivati altri: è entrata Ntv di Montezemolo e Della Valle, e abbiamo il primo partner cinese, perché ci stiamo rivolgendo a nuovi mercati». Chi è arrivato dalla Cina in Apps? «La Zoom Lion, una delle più importanti multinazionali nel settore delle macchine di costruzioni. Ma è un'apripista: perché stiamo per partire con la Palazzo Strozzi China Foundation, il nostro "braccio" cinese, la cui prima missione sarà fare fund raising e favorire lo scambio di cultura tra i due paesi. Abbiamo già fatto un'operazione di promozione con i media cinesi, uno degli altri nostri investimenti. Una delegazione di giornalisti cinesi è arrivata a Firenze, l'abbiamo accompagnata per mano alla scoperta di una città nuova, per loro da conoscere, ma fondata sulle nostre peculiarità. Vogliamo dare un contributo a far conoscere l'Italia nei suoi valori, storia, cultura, eccellenze e qualità. L'Italia non si può visitare solo per shopping e mall. Ed è per questa ragione che la stessa operazione di promozione la stiamo facendo collaborando con l'Oma, osservatorio dei mestieri d'arte: lavoriamo da un mese e mezzo per promuovere, nell'ambito del progetto Florence Discovery experience, per promuovere l'artigianato fiorentino e toscano».