D'accordo volere la tutela della città, e del centro storico. Ma troppi vincoli non consentono di recuperare per davvero il patrimonio esistente. «I vecchi bizantinismi e le liturgie del passato oggi non possiamo più permetterceli». Ha le idee chiare il presidente di Ance Bologna, Luigi Amedeo Melegari. E prende spunto dalle ultimissime dichiarazioni di Paola Grifoni, soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici, nella querelle con il Comune sulla regolamentazione dei dehors. Il Comune deve garantire il funzionamento della città con le regole, mentre la Soprintendenza deve tutelare la città. Cosa ne pensa? «Non entro nel merito della questione dehors. Però mi chiedo: cosa significa tutelare, conservare il patrimonio storico della città? Da un lato leggiamo della necessità di non consumare il suolo, che è molto ideologica perché a Bologna non c'è mai stato consumo, i due grandi piani urbanistici, il Lazzaretto e il Navile, non sono mai realmente partiti. E anche le nuove previsioni del Piano strutturale comunale non prevedono un consumo selvaggio del suolo. Dall'altra parte però ci sono liturgie un po' antiche in termini di interpretazione della tutela del patromonio esistente». Cioè? Troppi vincoli nelle ristrutturazioni? «Non possiamo ristrutturare gli edifici storici secondo gli usi e le abitudini di una comunità che sta cambiando. Ci sono vincoli ad usi non più attuali. Ci vuole più coraggio nell'interpretazione dei restauri e nel riutilizzo degli edifici». Qual è il pericolo che si corre, a vostro avviso? «In passato edifici storici sono stati recuperati grazie alle possibilità economiche delle fondazioni bancarie o di mecenati. Ora che questo è più difficile, si rischia che parte del patrimonio resti in disuso, che progetti bizantini non rendano più economico il recupero». Cosa proponete? «Maggiore flessibilità. Consentire un recupero funzionale di un immobile storico secondo i criteri dell'abitare di oggi è meglio che lasciarlo andare in malora. Ci vuole maggior coraggio e un'interpretazione moderna delle regole del restauro». Insomma, par di capire che anche tra costruttori e Soprintendenza i rapporti non siano idilliaci. «Nessuna polemica. Sarebbe utile un confronto tra l'amministrazione, la soprintendenza, le imprese e le associazioni di categoria per capire dove sta l'equilibrio ».