VENEZIA Un altro insigne architetto messo a sua insaputa tra i progettisti del contestato Pat di Asolo. Dopo Franco Mancuso, anche l'ex rettore Marino Folin fa sapere che non ha mai tracciato una sola riga a matita sulle tavole del contestatissimo piano di assetto del territorio che ridisegna tutta la zona nord, un piano al centro delle polemiche. VENEZIA Un altro insigne architetto messo a sua insaputa tra i progettisti del contestato Pat di Asolo. Dopo Franco Mancuso, docente di Progettazione Urbana allo Iuav, anche l'ex rettore Marino Folin fa sapere che non ha mai tracciato una sola riga a matita sulle tavole del contestatissimo piano di assetto del territorio che, come area di completamento a valle, ridisegna tutta la zona nord con 285mila metri cubi di nuova residenza e capannoni industriali per altri 720mila metri cubi. «Non mi hanno mai chiesto un consiglio, un parere, una parola. Mai visto una tavola , mai partecipato a una discussione. Escludo che ci sia il mio nome sul Pat di Asolo, davvero non può esserci», assicura. E invece il suo nome compare eccome. Folin se ne accorge non appena mette gli occhi su una copia del piano inviatagli via mail. «Pazzesco, non ci posso credere. Adesso contatterò Mancuso per vedere come è possibile tutelare il mio, i nostri nomi». L'architetto aveva dato la sua disponibilità a occuparsi della parte relativa a infrastrutture e viabilità alle società di progettazione Proteco di San Donà e Tepco di Vittorio Veneto che si erano candidate per redigere il Pat. «Ma non sapevo neanche che avessero avuto l'incarico di fare il piano. Non le ho mai più sentite e avevo pensato che non se ne fosse fatto più nulla. Non so un fico secco di Asolo, non mi hanno mai contattato e ora mi dispiace perfino di aver dato la mia disponibilità a fare il piano». Insomma, i nomi prestigiosi di Mancuso e Folin compaiono sulle tavole e sulle relazioni ma non hanno mai partecipato alla stesura. «Proprio così - conferma l'architetto ed ex rettore - Certo che è una storia bellissima». Un colpo di scena, poco ma sicuro, l'ultima grana in una vicenda che ha già mobilitato l'opinione pubblica con l'appello internazionale «Salviamo Asolo». Contro il milione di metri cubi di edificazioni a valle, hanno fatto fronte comune cittadini, associazioni di categoria come Ascom, Cia, Cna, Confartigianato, Coldiretti che pochi giorni fa hanno invaso il Consiglio Comunale e contestato in massa l'adozione del Pat, una mobilitazione coronata dal tweet del ministro dell'Ambiente Corrado Clini «basta cemento». Alla fine il sindaco leghista Loredana Baldisser ha deciso di congelare l'adozione del piano in attesa di altri approfondimenti con la città e le categorie. Ma la messa in stand-by non ha freddato le polemiche e ieri il fonte si è allargato anche alla Fiaip, l'associazione degli agenti immobiliari: «Di fronte a notizie come questa ribadiamo: basta cemento - tuona il presidente veneto Moreno Marangoni - In questa regione ci sono 400mila case vuote e le case sfitte sono destinate ad aumentare, sono cresciute del 21 negli ultimi anni. Ci vuole tanto a capire che non c'è bisogno di ulteriori nuove case? La curva demografica è in discesa, la crisi in salita. E mentre la Regione Friuli dà contributi per le ristrutturazioni, noi cosa facciamo? Stiamo a guardare, mentre qui non si riesce a comprar casa e neanche a venderla». Basta lottizzazioni, la strada è recuperare e ristrutturare palazzi e appartamenti vecchi che così come sono non piacciono e non hanno mercato: è questo il tema della prossima assemblea che Fiaip terrà a Mestre domani.