TRANI Il muraglione su cui si poggia il monastero di Trani, esposto all'erosione incessante del mare, sarà rimesso a nuovo. Il finanziamento da 1,4 milioni di euro del Fesr 2007-13 c'è e consentirà appunto un intervento mirato sul costone roccioso e sull'intera falesia. Il tutto, però, previa indagine geognostica che il Comune ha affidato in questi giorni all'azienda Trivalterre di Matera, che ha già lavorato per conto del Comune in occasione degli interventi di manutenzione e consolidamento della villa comunale. Per lo studio geognostico sono stati impegnati poco più di quattromila euro del bilancio comunale. Il rinforzo del costone, secondo il progetto redatto più di tre anni fa da alcuni tecnici incaricati dal Comune, dovrebbe essere realizzato utilizzando «terra armata», che rientra tra le tipologie di costruzione più antiche ed esclude l'utilizzo di materiali moderni come il cemento. Le indagini sono propedeutiche, naturalmente, a qualsiasi intervento sul muraglione, che è cosa distinta dagli interventi di ristrutturazione già in corso per trasformare il monastero in museo archeologico. La fonte di finanziamento è però la stessa, cioè il Fesr da cui sono stati attinti anche i fondi (cioè due milioni di euro) per i lavori al monastero vero e proprio. Questi sono già partiti formalmente nell'aprile 2012, anche se poi sono stati stoppati per diversi mesi a causa dei ricorsi al Tar Puglia e al Consiglio di Stato da parte dell'azienda classificatasi seconda nella gara d'appalto. Ma ora sono in corso e almeno la parte dell'intervento sulla facciata dell'antico complesso monastico è stato completato, mentre vanno avanti quelli all'interno. Il progetto è quello di trasformare il monastero di Colonna nel museo che raccoglierà i reperti individuati tra il 1968 e il 1984 proprio nella zona, a testimonianza di una presenza ininterrotta di insediamenti a partire dall'età del Bronzo e fino all'VIII secolo avanti Cristo. Il tutto, però, stabilizzando la struttura che si trova sul mare. Per questo l'ex amministrazione del sindaco Giuseppe Tarantini decise di chiedere un finanziamento al piano strategico di area vasta Vision 2020, specifico per gli interventi sul waterfront e lo ottenne già nel 2010. Considerati i tempi della burocrazia, ora è la giunta di Luigi Riserbato a dover portare però a compimento gli interventi e in futuro attivare anche il museo con i reperti depositati nei magazzini del museo archeologico di Taranto.