Ha letto, professor Daverio? I musei italiani incassano, tutti assieme, meno del Louvre da solo. «Logico, noi non abbiamo avuto Napoleone, né Condorcet». Prego? «Bonaparte ha inventato lo Stato. E Marie-Jean-Antoine-Nicolas de Caritat, marchese di Condorcet, peraltro vittima della Rivoluzione Francese, diceva che "Il popolo sovrano è l'erede del principe". Solo dove i popoli sono sovrani, ci sono buoni sistemi museali. In Francia, in Gran Bretagna, in Germania. In Italia, invece, il popolo, sovrano non lo è mai stato». Vuol dire che, se il popolo non è sovrano, nessuno si dà la pena di educarlo? «Esatto. In Italia non si è mai pensato che la cultura fosse uno strumento fondamentale per la formazione della società. Ci vantiamo di avere più tesori artistici della Francia e della Germania, ma spendiamo molto meno di loro per la cultura». Oltretutto, gran parte dei visitatori, anche a Brescia, nei musei entra gratis. «A dir la verità, io non sono un propugnatore dei musei a pagamento. Si dice che la sanità deve essere gratuita. Ma allora perché la "sanezza mentale" deve essere a pagamento?». Così, però, non finisce per aver ragione chi dice che con la cultura non si mangia? «Io sono la dimostrazione vivente del contrario. Ho sempre fatto questo mestiere, ho 63 anni e non sono mai morto di fame». In effetti, i suoi libri vendono eccome. Il segreto per far «fruttare» la cultura? «A differenza di quel che avviene per le merci, nel caso della cultura è la domanda che crea l'offerta. L'Italia è un paese colto, malgrado se stesso. La domanda di cultura c'è, ma bisogna saperla cogliere. Io, da assessore, ho portato un milione di visitatori nei musei milanesi. Serve una rivoluzione culturale, ma non come quella di Mao, per carità». Ne vede per caso qualche segno all'orizzonte? «Io no, e lei? Le è sembrato che nell'ultima campagna elettorale si sia parlato di cultura?». Eppur qualcosa di muove. Tanto per restare a Brescia, qualche mese fa lei è venuto a inaugurare la restaurata chiesa di Santa Maria della Carità. E anche il Capitolium è risorto a nuovo splendore. «In effetti, le singole città talvolta si muovono, soprattutto quelle di provincia. Penso a Brescia, ma anche a Bergamo. Manca però un indirizzo, una direzione, un coordinamento sia nazionale che regionale. Formigoni aveva altro per la testa, che la cultura». Adesso, però, la Lombardia ha un nuovo presidente. E di una parte politica che parla spesso di radici e identità culturale. «Sì, la menano spesso con questa storia. Ma tra il menare e il fare c'è di mezzo ben più che il mare. Non mi pare che Zaia in Veneto abbia fatto molto per il patrimonio culturale». Altrove va anche peggio. Dopo la campagna «Save Italy» lei ha appena lanciato un appello per salvare la Reggia di Caserta. «Già. E mi chiedo se non sarebbe stato meglio salvare quella, o Pompei, invece dell'Ilva di Taranto. Sulla cultura, in Italia, c'è un disinteresse politico trasversale e assoluto. È uno dei casi in cui gli italiani sono meglio di chi li governa».