Un manichino in carrozzina «simbolo della scure sui servizi sociali» Il Bigio probabilmente non l'ha presa nemmeno male e forse potrebbe addirittura avere apprezzato: in fin dei conti da oltre mezzo secolo è senza gamba pure lui e proprio in questi giorni gli stanno facendo la protesi. Offeso lo sarà forse Marcello Piacentini, che «L'era fascista» (il nome in anagrafe del Bigio) la definì una «statua sobria, larga, italianissima». Certo è che ieri gli animatori del Comitato «Cittadini come tutti» sul piedistallo che dovrà ospitare il Bigio una volta restaurato e riportato agli antichi ardori ci hanno messo una carrozzina per disabili con tanto di manichino. Il Comitato raccoglie diverse realtà quali l'Associazione italiana assistenza spastici, l'Alleanza per la salute mentale, l'Anffas, Diabete Brescia, l'Unione italiana ciechi e ipovedenti e l'Unione italiana lotta alla distrofia muscolare. Tutti arrabbiati perché il Bigio ha avuto tante attenzioni, e tanti soldi (460 mila euro secondo i calcoli dell'opposizione) dalla Loggia, la stessa che «ha ridotto del 50 le ore di servizio di assistenza domiciliare o che potrebbe garantire i finanziamenti per tutto il 2013 ai progetti a sostegno dei disabili non autosufficienti» scrivono in una nota. Ieri mattina una folta rappresentanza di disabili si è ritrovata in piazza Vittoria per esprimere il proprio disappunto. Il buon umore, nonostante tutto, non è andato perduto e in una «Lettera a chi ha deciso di ricollocare il Bigio» il comitato scrive: «Quattrocentosessanta mila euro! In effetti, a pensarci, non esiste modo migliore per spendere questi soldi: Brescia merita di mettere in mostra qualcosa che sa di salute, di forza, vitalità, di statura dritta, di vigore. Quindi non venga in mente a nessuno che tutti questi euro potevano essere impiegati in altri inutili, fastidiosi, tristi, poco eleganti ed antiquati scopi». Qualche esempio? Centocinquantamila euro corrispondono a 6 mila ore di educatore professionale o a 18 posti per un anno in un centro per persone con disabilità grave. Oppure, se si preferisce, «150 mila euro corrispondono esattamente alla cifra necessaria per garantire i finanziamenti per il 2013 dei progetti a sostegno dei disabili non autosufficienti». «Concetti vecchi si legge nella lettera che riportano alla mente parole fastidiose come discriminazione o ingiustizia». «Non so se sarà facile ottenere un ripensamento pensa Sandra Inverardi, presidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti ma vogliamo mettere in evidenza il non buon impiego di denaro pubblico. Dal centro alla periferia, a rimetterci è sempre la spesa sociale». Ieri, a portare solidarietà alla protesta, anche buona parte dell'opposizione di centrosinistra, dai candidati alle primarie ai consiglieri comunali. Il Bigio, o il «Lelo» (come pare qualcuno lo chiamasse in quegli anni) che già teme di diventare icona gay e di tornare a far discutere tra foglie di fico davanti e «ciapp» di dietro, dopo aver fatto arrabbiare partigiani e antifascisti, diventa così per il «Comitato Cittadini come tutti» anche il simbolo «della scure sui servizi sociali»: un vero disastro comunicativo per «le maschie virtù del giovanottone».