Sono tra i consiglieri regionali che hanno votato a favore delle modifiche alla legge di tutela degli ulivi. Sono iscritto con convinzione a Legambiente e ho sempre condiviso le sue 'battaglie', compreso quest'ultima ma solo per quanto emerge dal testo del comunicato stampa del 28 febbraio scorso dove si sostiene che "esistono già soluzioni alternative che permettono ai piani attuativi di strumenti urbanistici antecedenti alla legge del 2007 di essere realizzati: ove strettamente necessario, per le aree di espansione urbana, basterebbe modificarli e renderli coerenti ed integrati alle peculiarità paesaggistiche del territorio pugliese. Inoltre, anche lo strumento della variante ai piani e progetti già esiste, è legittimo e consentirebbe di contemperare la tutela e valorizzazione degli ulivi monumentali con l'edilizia di qualità". Per meglio comprendere la linea seguita dal governo regionale, suggerirei di fare con me il migliore esercizio di comprensione delle questioni: 'mettersi nei panni degli altri'. Immaginiamo a questo punto d'aver sentito in televisione la seguente notizia: "Approvata oggi in Consiglio regionale la legge di tutela degli ulivi monumentali". "Che bello" avrebbero detto. Purtroppo la gioia sarebbe durata solo qualche ora. Perché tutto questo? Perché il legislatore si era dimenticato di chi aveva acquistato un suolo edificabile prima dell'entrata in vigore della legge e soprattutto che lo avevano magari pagato al prezzo che si conviene per un cespite edificabile. Immaginiamo l'indignazione di queste persone nell'osservare che per opere pubbliche e d'interesse pubblico gli ulivi si espiantano e reimpiantano giustamente, con ritorno quasi immediato alla produttività, anche se le opere sono state finanziate, progettate ed appaltate dopo l'approvazione della legge e il loro sentirsi figli di un Dio minore, anche di quel Dio in onore del quale ogni domenica delle Palme dalla Puglia partono ulivi per addobbare piazza San Pietro (e la cosa pare bella), per poi essere reimpiantati nei giardini vaticani. Questa è stata la tribolazione di molti nostri concittadini, sino a quando il Consiglio regionale non ha deciso di approvare una modifica a salvaguardia del loro diritto alla casa e che rende i loro alberi simili a quelli espiantati e reimpiantati per opere pubbliche, attività produttive e per arredare Piazza san Pietro. consigliere regionale Pd