La Direzione regionale per i Beni paesaggistici parla chiaro: quello della Motta è un bene culturale Per la soprintendente è un significativo esempio una sorta di manuale sulle costruzioni ottocentesche Altro che un «pezzo di ferro vecchio» come lo definiscono alcuni: il Ponte della Motta a San Bonifacio, bene in proprietà al Comune, non è di interesse archeologico ma è a tutti gli effetti un bene di interesse culturale. Lo ha accertato la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici recependo le conclusioni della verifica dell'interesse culturale avviata d'ufficio dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Verona. Il decreto, dunque, conferma i paletti posti dalla Soprintendenza scaligera all'intervento del Genio civile per la soluzione del rischio idraulico: via libera alla demolizione delle pile di sostegno ma restauro e conservazione del viadotto progettato e costruito dall'ingegnere sambonifacese Carlo Donatoni nel 1876. La conferma arriva dunque dal decreto firmato dal direttore regionale Ugo Soragni: in quanto bene culturale è sottoposto a protezione e tutela. «Costituisce un significativo esempio di ponte, le cui caratteristiche squisitamente tecniche rappresentano una sorta di manuale sulle costruzioni in ferro ottocentesche. Le soluzioni adottate», si legge nella relazione firmata dalla soprintendente Gianna Gaudini, «come le travi di riva, il piano di attraversamento che originariamente doveva presentare una superficie in assito di legno, costituiscono il risultato di lavorazioni realizzate sia in officina che in sito, che hanno garantito per 130 anni l'integrità funzionale del manufatto». Sicuramente ben fatto, vien da dire, se si pensa che questo, e lo ricorda la stessa relazione, è come minimo il terzo. «Il primo», ricorda lo studio, «risalente alla metà del '600 in muratura ad arco unico, il secondo nel 1830 in sostituzione di questo, abbattuto dalle acque nel 1812, doveva essere in legno con pile e spalle in laterizio». Insomma, San Bonifacio si ritrova alla fine con un monumento sull'acqua. Peccato che poi, quando l'Alpone si ingrossa, più che per ammirare un monumento i sambonifacesi ci vadano con il patema d'animo perchè se non viene lambito dall'acqua, viene sommerso. E regolari come le piene scoppiano le polemiche. «E' prematuro dire qualsiasi cosa, ne parleremo lunedì in Giunta», dice il sindaco Antonio Casu rispondendo alla richiesta di commentare l'iter che ha portato al decreto. Sicuri due fatti: alla verifica d'ufficio avviata dalla Soprintendenza nessuno si è opposto e contro il decreto di Soragni è ammesso ricorso.P.D.C.