Il tubo sarà interrato a settimane e nel frattempo la Soprintendenza valuterà la portata della scoperta. Gli scavi hanno riportato alla luce manufatti e piccole opere murarie Stile e disposizione fanno pensare a un insediamento longobardo Il progresso è «inciampato» nel passato. Il rischio era in effetti calcolato considerato che l'area dei lavori ospita la «culla» delle antiche impronte di Montichiari, ma è quasi impossibile non scorgere una sorta di «nemesi» nello stop imposto agli scavi del mega metanodotto sul colle di San Giorgio da un ritrovamento archeologico. LA POSA DELL'ENORME pipeline che sta solcando uno dei siti paesaggisticamente più rilevanti e suggestivi della Bassa bresciana, ha riportato alla luce dei manufatti. L'epoca e l'importanza dei reperti dovrà essere stabilita dal pool di archeologici che, per impedire di compromettere eventuali tesori sotterranei, per conto del colosso del gas segue passo dopo passo i lavori. Aspettando il verdetto degli esperti, i cantieri si sono fermati nella zona del ritrovamento. I FRAMMENTI delle costruzioni restituite dalle viscere del colle di San Giorgio, farebbero pensare a prima vista ad un vero e proprio villaggio. Forse longobardo e magari legato agli insediamenti più popolosi che colonizzarono Borgosotto. Il ritrovamento, come detto, stupisce fino a un certo punto. Nella zona sono riafforati i resti di un ponte romano sul fiume Chiese, centinaia di tombe longobarde ed un'antica cappella del VII secolo dopo Cristo, uno dei luoghi di culto più antichi di tutta Europa. E proprio la circostanza che il colle di San Giorgio sia una miniera di tesori archeologici ha provocato all'inizio degli scavi perplessità e timori. Timori in parte cancellati dalla Snam che, seguendo una filosofia consolidata, ha affidato la supervisione degli scavi ad un archeologo. Ma il colle di San Giorgio è anche una zona rossa, con fauna e piante protette. Sul territorio nidifica aviofauna di pregio. Il colosso del gas ha comunque garantito attraverso progetti dedicati che, una volta posate le tubazioni, la zona tornerà come prima. L'OPERA, RIBATTEZZATA «l'autostrada del gas», è del resto strategica. Il segmento bresciano del metanodotto Zimella-Cervignano d'Adda solcherà per 47,5 chilometri i campi di undici paesi della nostra provincia. Attraverso una tubatura di quasi un metro e mezzo di diametro, trasporterà il metano dalla Russia nel nord Italia. Avviati i lavori a febbraio, le ruspe hanno tracciato un solco largo trenta metri dalle pendici della collina di San Giorgio ai confini con Carpenedolo, sin sulla cima e poi giù in volata fino all'argine del fiume Chiese. Ieri nell'area dei lavori non c'era nessun operaio. I tubi, che si trovano accatastati a centinaia ai lati della Goitese in località Medole, dovrebbero essere interrati tra qualche settimana, raggiungendo una profondità di quasi tre metri.
MONTICHIARI. Riaffiora un antico villaggio Il maxi metanodotto rallenta
Il metanodotto Zimella-Cervignano d'Adda, costruito dalla Snam, ha riportato alla luce manufatti archeologici durante gli scavi. Gli scavi hanno rivelato resti di un ponte romano, tombe longobarde e un'antica cappella del VII secolo. La Soprintendenza valuterà la portata della scoperta. I lavori sono stati fermati nella zona del ritrovamento. Il colle di San Giorgio è una zona rossa con fauna e piante protette, ma la Snam ha garantito che la zona tornerà come prima una volta terminati i lavori. Il metanodotto solcherà 47,5 chilometri di campi di undici paesi della provincia.
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