ASOLO (Treviso) Colpo di scena nella vicenda del contestatissimo Piano urbanistico di Asolo. Franco Mancuso, docente Iuav si dissocia da progettista: «Quel Pat a mia insaputa». ASOLO (Treviso) Il suo nome compare in tutte le cartografie e sulla copertina della relazione sintetica che accompagna l'ormai famigerato Piano di assetto territoriale (Pat) di Asolo, quello passato alle cronache di questi giorni come la «colata di cemento» su uno dei paesaggi più belli del Veneto. E non stiamo parlando di un nome qualsiasi: la firma, illustre, è quella di Franco Mancuso, architetto e docente di progettazione urbanistica allo Iuav di Venezia. Ebbene, l'architetto Mancuso con il Pat di Asolo non ha nulla a che spartire: il professionista veneziano si è formalmente dissociato dal lavoro degli altri progettisti del Pat, con una lettera raccomandata inviata al Comune di Asolo il 10 aprile. Potenza delle coincidenze, lo stesso giorno in cui in consiglio comunale avrebbe dovuto adottare il Piano di assetto del territorio, poi rinviato ad altra data sotto la spinta della protesta popolare innescata dall'appello «Salviamo Asolo». Un colpo di scena che contiene un risvolto altrettanto clamoroso. L'architetto Mancuso, infatti, nella sua lettera sostiene che il Pat asolano è stato redatto a sua insaputa. Proprio così: c'è il suo nome sulle mappe e sulla relazione, ma lui a quel progetto non ha mai lavorato. Sembra incredibile, però è così. La ricostruzione è dello stesso Mancuso, tratta dalla lettera inviata al Comune asolano e alle due società di progettazione - la Proteco di San Donà di Piave e la Tepco di Vittorio Veneto - che a suo tempo si aggiudicarono in associazione d'impresa l'incarico professionale per la redazione del Pat di Asolo: «Dopo la sottoscrizione dell'atto - scrive Mancuso - nulla mi è stato comunicato. Nessun incontro è stato programmato, e nessun documento mi è stato sottoposto. Tanto che pensavo fosse venuto meno l'interesse al Piano». E ancora, qualche riga più avanti: «A mia insaputa avete redatto il Pat, senza sentire la mia opinione in merito, avete fatto figurare come condivise scelte che corrispondono solo alle vostre affatto personali posizioni in materia». Sono affermazioni che denunciano un comportamento come minimo scorretto, per non dire di peggio. E se la dissociazione dell'architetto Mancuso avviene, in questo momento, per evidenti ragioni di metodo, non è detto che la questione si fermi soltanto a questo livello. «Mi riservo di valutare - scrive infatti Mancuso, rivolto ai progettisti -, dopo avere esaminato il merito del vostro lavoro, se il vostro comportamento possa avere pregiudicato la mia reputazione, più di quanto non possa averlo eventualmente fatto fino ad ora». Il recesso, per ragioni così gravi, di uno dei progettisti incaricati - e formalmente co-firmatario del Pat - apre qualche interrogativo anche sulla validità formale del Piano. Interrogativo che i due consiglieri di minoranza Daniele Ferrazza (ex sindaco di Asolo) e Moris Dametto, fieramente contrari ai contenuti cementizi del Pat, hanno subito riportato in un'interrogazione urgente al sindaco Loredana Baldisser: «Questo elemento non rischia forse di compromettere la validità giuridica del Piano e di rendere nulla la procedura seguita fin qui?». Ci mancava soltanto questa, al traballante Pat di Asolo. Sul quale continuano a piombare critiche pesantissime da ogni dove. Ieri è intervenuta anche la Confcommercio del Veneto, con il suo presidente Massimo Zanon: «Asolo rischia di varare un contrasto micidiale fra la bellezza del suo paesaggio e la cementificazione del suo territorio, con il nuovo Pat. In fatto di occupazione degli spazi, la situazione in Veneto è disastrosa. E nel caso specifico di Asolo, le ripercussioni sul turismo, che è la nostra prima risorsa, sono più che evidenti». Chiosa Gino Gregoris, consigliere asolano di opposizione: «Il sindaco Baldisser continua a sostenere che il Pat corrisponde al documento preliminare del 2008, sul quale erano già state sentite la cittadinanza e le categorie economiche, ma questo non è vero: nel nuovo Pat, voluto da questa amministrazione leghista, è stata inserita la cosiddetta "edilizia diffusa", che consente anche la costruzione di case sparse nel territorio». Cioè in zona agricola, come a tanti piace.