Per il Bigio, ormai star internazionale e icona gay, solo il meglio, prego. Il tallone d'Achille del colosso di Dazzi è in realtà un pezzo di tibia che s'è frantumata durante il trasferimento da piazza Vittoria alla tettoia di via Rose, nell'anno di grazia 1945. Per rimettere in sesto il titano mancava giusto la protesi, che è arrivata puntuale, seppur in gran segreto, ieri mattina. Non un banale pezzo di pietra: la tibia è stata ordinata a Carrara, dove peraltro c'è un archivio centenario iniziato con le spese pazze (di marmo, s'intende) di Michelangelo. Si è riusciti a risalire alla commissione di Dazzi, addirittura al punto esatto in cui fu estratta la materia per scolpire il Bigio (modellato sul fisico erculeo di Silvio Belli, socialista, ragioniere e play boy). Il marmo è stato cavato nella stessa zona, poi tagliato e smussato dai Dusi, specialisti di Sant'Eufemia, modellato dallo scultore Gaetano Bonera e infine trasferito in via Rose. Lunedì i restauratori della Laba provvederanno agli «inghisaggi» delle barre e poi, in teoria, l'atleta sarà pronto per il trasferimento, previsto all'ora X del giorno Y (il quando, insomma, è ancora top secret). Proteste di Anpi e Fiamme Verdi permettendo, il colosso troneggerà di nuovo sul suo piedistallo in piazza Vittoria, ma non prima di essere lucidato per bene. Ci sono voluti circa sette mesi per risistemarlo. A quanto pare non era stato trattato con i guanti di velluto: già svillaneggiato dai bresciani e tacciato di edonismo dal vescovo Gaggia, che gli aveva imposto le mutandine in alluminio, il colosso ha pure subito l'assalto di qualche vandalo. Tempo e incuria hanno fatto il resto. La prognosi dei restauratori della Laba, per quanto riservatissima, parla chiaro: il Bigio aveva fratture a gamba, inguine, caviglie, volto e braccia. Intanto non si placa la querelle sulla sua rentrée nel cuore della città. Ieri il settimanale Internazionale ha pubblicato un caustico pezzo del professor James Walston, dell'università americana di Roma. Titolo: «Vecchio e nuovo fascismo». Le frecciate alla giunta, ma pure all'opposizione, si sprecano: «A 250 metri da dove il 28 maggio 1974 una bomba neofascista causò otto morti e un centinaio di feriti, il consiglio comunale di Brescia vuole ripristinare una scultura che ha un nome inquietante: Era fascista». Insomma: «L'intento è chiaro: riabilitare l'era fascista () aiutati dalla mancanza di una seria opposizione». Infine: «Il rischio è che insieme alle sculture vecchie di 80 anni tornino in scena, in versione moderna, anche le idee di cui quelle statue sono la plastica rappresentazione». Il Movimento 5 Stelle di Brescia esprime a sua volta la massima solidarietà al Comitato «Cittadini come tutti» che oggi alle 11 manifesterà in Piazza Vittoria per protestare contro il «Bigio».
Brescia. Bigio, nuova gamba (made in Carrara) e nuovi attacchi
Il Bigio, scultura iconica di Bigio, è stato restaurato dopo sette mesi di lavori. La tibia del colosso, che si era frantumata durante il trasferimento, è stata sostituita con una protesi. Il marmo è stato cavato a Carrara e tagliato dai Dusi, modellato da Gaetano Bonera e trasferito in via Rose. I restauratori della Laba hanno lavorato per risistemarlo e lucidarlo. Il Bigio ha subito danni a causa di vandalo e ha fratture a gamba, inguine, caviglie, volto e braccia. La sua rentrée nel cuore della città è stata oggetto di controversia, con proteste di Anpi e Fiamme Verdi.
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