Giorno triste lunedì scorso, molto triste, leggo che Gaetana Cantone ci ha lasciato, ecco perché non mi ha risposto al telefono dopo che Bruno qualche giorno prima mi aveva informato delle sue precarie condizioni di salute provocate da crisi respiratorie. Ci ha lasciato una grandissima napoletana, una personalità schiva, riservata, ma di una profonda umanità interiore che esigeva da sé e da tutti il massimo impegno. Mi accusava di averla distolta dagli amati studi di progettazione architettonica, perché, nel giorno stesso della sua pre-laurea, relatore Marcello Canino, colpito dalle sue qualità, le proposi di collaborare con Armando Dillon, incaricato, nel successivo anno accademico, dell'insegnamento di Storia e Stili dell'Architettura, cattedra di cui ero assistente; il coinvolgimento di Gaetana mi sembrò opportuno per costruire un gruppo di collaboratori al corso vivaci e qualificati. Era il 1965 e il mondo universitario cominciava a essere scosso dalle prime turbolenze che sarebbero poi sfociate nella rivoluzione culturale del 1968. Mai scelta fu più felice; non appena laureata, terrorizzata dal nuovo impegno, ma con grande serietà e volontà, iniziò quella collaborazione che la portò a risultati straordinari. Da allora il nostro sodalizio accademico è continuato, saldandosi in una grande amicizia che ci portò a percorrere insieme un lungo tragitto costellato da studi comuni, scambi di informazione scientifica e belle conversazioni. Era il periodo in cui, mentre mi occupavo del Baracco e delle opere di Ferdinando Sanfelice, le consigliai di studiare Cosimo Fanzago. Gli studi di Gaetana Cantone sull'argomento, le sue straordinarie ricerche, che hanno messo a fuoco un grande momento culturale, di cui Fanzago è uno dei maggiori protagonisti dell'Architettura del Seicento italiano e napoletano, rappresentano l'acme della cultura architettonica italiana. Non solo la ricerca scientifica (senza dubbio l'impegno fondamentale di un accademico) ha rappresentato ed espresso appieno il valore e le grandi capacità di Gaetana. La sua è stata una brillantissima carriera di docente: già assistente ordinaria alla scuola di Roberto Pane nei primi anni Settanta, venne incaricata dal Comitato tecnico della nuova Università di Pescara dell'insegnamento di Storia dell'architettura, che l'anno successivo gli fu conferito anche presso la Facoltà di Architettura della Università di Napoli Federico II. In anni più recenti, il suo impegno didattico si è ampliato attraverso la sua collaborazione con l'Università Suor Orsola Benincasa. Nella sua vita ha avuto anche spazio una esperienza di impegno civile a carattere politico, quando, per la difesa dei valori paesaggistici dell'isola di Capri, ricoprì il ruolo di consigliere comunale. Tuttavia non tardò a riconoscere che quella non era né la sua vocazione, né il suo mondo, tornando ai suoi studi e alle sue ricerche, che ha sempre portato avanti con grande passione, sono sicuro fino a quando le sue forze glielo abbiano consentito. L'amore per l'insegnamento, per gli studenti, sono stati sentimenti avvertiti e ricambiati, la riservatezza caratteriale, la apparente scontrosità si trasformavano in amore profondo per gli allievi, facendo emergere la sua forte vocazione educativa. Tutti i giovani che l'anno seguita e apprezzata ne hanno fatto un simbolo, un riferimento per come comportarsi, a partire da quel momento difficilissimo del post '68. Non trasferì ad allievi la sua sapienza, poiché riteneva che tale impegno, quello di caposcuola, non l'interessasse. Per lei il compito primario era rappresentato dal fornire agli studenti contributi alla conoscenza, per aprire sempre nuovi orizzonti di studio. La sua prima pubblicazione scientifica, «La città di marmo», concepita come nuova lettura della trattatistica rinascimentale, fu venduta in moltissime copie, quasi quanto un romanzo d'autore e ripubblicata in molte edizioni. Da allora tanti sono stati i suoi scritti, dalla monografia su Fanzago agli studi su Capri, tutti contributi di altissimo valore e di grande rigore scientifico. E ancora vale la pena citare «Napoli barocca», edito da Laterza, Il «Barocco Napoletano» in cui volle inserire un mio scritto. Tante sono le sue opere che sarebbe troppo lungo elencarle; in altra sede mi propongo di approfondire e sviluppare questo argomento, per rendere omaggio ai suoi particolari meriti scientifici. Gaetena era una studiosa che dall'analisi delle fonti passava all'interpretazione degli avvenimenti, sostenuta da una profonda cultura formatasi attraverso la lettura che spaziava dal semplice romanzo, con una predilezione per i gialli, ai libri di avventura, coprendo una vastissima gamma di interessi che appagavano la sua straordinaria curiosità. Una grande umanità che l'aveva portata da un po' di tempo a scoprire la malattia collettiva: il calcio. Seguiva tutte le partite del Napoli in televisione, commentando a voce alta come un tifoso qualsiasi. Un giorno, seguendo insieme una partita, mi confessò che rimpiangeva Maradona e le emozioni di quella stagione calcistica. Tutto questo era Gaetana, a differenza di quello che poteva apparire, un coacervo di passioni spesso molto controllate, a volte esuberanti. Aveva riscattato una difficilissima infanzia, trascorsa nella Napoli della città storica, da lei tanto amata e studiata, approfondita con indomabile volontà di conoscenza attraverso i tanti contributi per la tutela del suo patrimonio di Beni architettonici. Una città che ci auguriamo possa conservarne la memoria attraverso iniziative concrete, come ad esempio l'attribuzione di una borsa di studio intitolata a suo nome a premiare giovani che sappiano proseguire il suo percorso di indagine e di impegno. Il sodalizio profondo con Bruno Fiorentino, grande artista, architetto anch'egli, urbanista, pittore, uomo schivo ma dai comportamenti di profonda umanità, ha arricchito la vita di una grande napoletana che non sarà mai dimenticata da quanti amano questa straordinaria città. A Katy sua unica adorata figlia, anch'essa architetto e docente universitaria, oltre l'affetto e il ricordo, resta l'orgoglio di aver avuto una grande madre