Mezzi al lumicino, faldoni col contagocce. E gli utenti si uniscono in Associazione Da anni il servizio e la gestione dell'Archivio di Stato di Brescia sono al centro di polemiche e richieste disattese. Nonostante le rimostranze degli utenti e del personale presso il ministero per i Beni e le Attività Culturali, l'archivio continua a versare in condizioni difficili, tra carenza di addetti alla distribuzione del materiale archivistico e progressivo assottigliamento delle risorse. Gestire, tutelare e valorizzare l'immenso patrimonio archivistico italiano tra i più importanti al mondo non è compito facile. Gli Archivi di Stato, la cui competenza passò nel 1975 dal ministero degli Interni al neonato dicastero per i Beni Culturali, da sempre richiedono personale qualificato ed edifici idonei alla conservazione, con costi conseguentemente alti, ma fondamentali per trasmettere quella che a tutti gli effetti è la memoria dello Stato. Con 25 chilometri lineari di documentazione, l'Archivio di Stato di Brescia figura tra i più ricchi e antichi archivi pubblici d'Italia: venne infatti creato con una ducale veneziana nel 1661. Eppure a garantire il servizio di consultazione e la gestione amministrativa dell'istituto vi sono solamente 13 persone. Da almeno dieci anni gli studiosi si vedono così costretti a subire un servizio ridotto, con la consegna di due soli «pezzi» archivistici al giorno, mentre in altri Archivi di Stato, come quello della vicina Mantova, si arriva fino a sei unità consultabili ogni giorno. Ricerche scientifiche e anagrafiche, visure e perizie catastali svolte da privati o da tecnici pubblici procedono modo molto lentamente, nonostante gli sforzi del personale. «Si fatica a lavorare speditamente», spiega Michele Piacentini, studioso di storia contemporanea: «I responsabili della sala di consultazione sono gentilissimi, ma sono troppo pochi; in più manca un sito internet adeguato: è un vero peccato». C'è chi ha basato la propria carriera accademica sui documenti dell'Archivio di Brescia, come Fabrizio Pagnoni, dottorando di ricerca in storia medioevale: «Il patrimonio documentario conservato a Brescia è straordinario, ma con un ritmo simile non è possibile compiere uno spoglio sistematico dei fondi archivistici, che rimangono perciò inesplorati. Andando avanti così, gli Archivi di Stato chiuderanno e noi ricercatori dovremo cambiare mestiere». I rappresentanti sindacali dell'Archivio sentono di avere le mani legate: «Capiamo il disagio degli utenti, ma siamo davvero in pochi; pensi che in Economato manca persino il Direttore amministrativo» dice Carmelina Dell'Acqua (in passato affiliata alla Cisl). Per Rosa Bonera, Rsu dell'Uil, «il sindacato ci ha sempre dato una mano, e noi, nonostante le difficoltà, non abbiamo mai interrotto il servizio; d'altro canto anche la mentalità dei dipendenti pubblici deve cambiare». Posizione, questa, condivisa da Mariella Annibale Marchina (Uil), secondo cui «è vero che dobbiamo fare dei sacrifici, ma sono cambiati anche i tempi; io appartengo a una famiglia di archivisti e devo dire che in passato si lavorava in condizioni migliori». Per Bruno Trabucco, rappresentante della Cgil, «i sindacati sono presenti, ma il problema è che a un aumento delle utenze è corrisposto un calo degli addetti alla sala studio: da 8 che eravamo negli anni Novanta, siamo passati a 3, più il dottor Leonardo Leo, che è in comando dall'Archivio Storico del Comune. Consideri poi che i colleghi trasferiti, pensionati o deceduti non vengono sostituiti; così, nell'ultimo anno, tutti noi abbiamo accumulato più di cento ore di straordinarie non retribuite. Non possiamo fare niente, anche dal punto di vista economico: quei pochi soldi che incassiamo, grazie alle fotoriproduzioni, devono essere girati ogni 15 giorni al ministero, che solo dopo un anno ce li rimanda. È assurdo. Ma il peggio deve ancora venire, perché l'edificio non potrà accogliere i prossimi versamenti di documentazione». Quando lo Stato non funziona, subentrano i volontari. Giuseppe Cinquepalmi, per favorire il miglioramento del servizio, ha fondato nel 2010 l'Associazione Amici dell'Archivio di Stato di Brescia: «Denunciando le criticità dell'Archivio, non vogliamo parlar male del personale, quanto piuttosto aiutarlo. Abbiamo cercato, con l'appoggio dei dipendenti e del precedente Direttore, di inserire studenti, pensionati ed ex obiettori di coscienza, ma ci siamo scontrati, a livello centrale, contro un muro di gomma; eppure in altri Archivi di Stato, come quelli di Como e di Milano, i volontari sono stati accolti a braccia aperte».