Il sindaco Gianni Alemanno ha dichiarato il 10 aprile 2012: «Non possiamo togliere i camion bar dal Colosseo perché una legge regionale prevede, in caso di spostamento, l'equivalenza di posizione». Naturalmente, ma nessuno se ne stupisce, la giunta regionale presieduta da Renata Polverini non trovò mai il tempo, ma soprattutto mai la voglia (si chiama volontà politica) di modificare la legge sul Commercio che prevede quel famigerato principio che obbliga il Comune, in caso di spostamento dell'attività commerciale ambulante, di garantire all'esercente una posizione di eguale valenza economica. Parliamo non a caso di «voglia», quindi ripetiamo: di volontà politica, perché l'eventuale modifica avrebbe sicuramente scontentato interlocutori commerciali assai «vicini» a quella maggioranza. Perché mai cambiare la legge? Per tale ragione la nuova giunta regionale presieduta da Nicola Zingaretti ha una irripetibile occasione per inviare, in tempi rapidi, un segnale di grande cambiamento. Basterà modificare quella legge per consentire al Campidoglio (chiunque sarà in futuro il prossimo sindaco) di combattere l'indecente fenomeno dei camion bar che sfregiano zone monumentali di straordinario pregio culturale: il Pantheon, il Colosseo, Fontana di Trevi, il Pincio, ponte Sant'Angelo, addirittura da pochi giorni piazza del Popolo (un'incivile bancarella che vende persino maschere in tutto simili a quelle esposte dagli ambulanti di Venezia). Tutta Roma sa che quelle bancarelle, quei camion bar appartengono in massima parte a una famosa famiglia di commercianti ambulanti. E tutta Roma sa quali siano le condizioni di vendita delle merci. Lasciamo in proposito la parola ad Alessandro Onorato, capogruppo Udc in Campidoglio, che tempo fa dichiarò: «Sui camion bar continuano ad emergere irregolarità e anomalie: basta pensare che, secondo i controlli della Guardia di Finanza, ben 8 postazioni su 10 non rilasciano lo scontrino fiscale. Quindi non solo danneggiano l'immagine di Roma, ma la maggior parte evade anche il fisco. E se i titolari di queste licenze continuano ad appellarsi alla legge regionale che prevede il trasferimento solo in base al principio di equivalenza, suggerirei all'amministrazione comunale di mettere in campo una verifica del fatturato di questi esercizi, e di individuare un sito alternativo equivalente in base al criterio dell'incasso dichiarato». Controlli simili non sono mai stati effettuati in Campidoglio, o almeno non sono stati svolti con l'insistenza necessaria. Ma se la legge regionale verrà modificata, il Campidoglio non avrà più scuse: avrà gli strumenti per costringere quelle ignobili mega-strutture, un intollerabile caso unico in Europa, a spostarsi. Sono troppe le piazze e i beni culturali sfigurati da simili postazioni semoventi, veri e propri negozi trasportabili ovunque. La parola ora passa al presidente Zingaretti e alla sua giunta. Per favore, obbligate Roma a combattere abusi che arricchiscono un clan di evasori fiscali (lo denuncia Onorato) ma avviliscono Roma al rango di città del quarto mondo.