Il vicesindaco di Asolo Dussin minaccia le dimissioni se il Pat dovesse tornare in commissione urbanistica. Anche il ministro dell'Ambiente, Clini, prende posizione: il valore del territorio deve guidare le scelte. Torna di attualità l'atto di accusa di Montanelli nel 1972. Parla Salvatore Settis, uno dei massimi studiosi di tutela del territorio. 2013. L'appello di Settis «Indro aveva capito tutto Teniamo alta la guardia» II professore ai cittadini: «Bene il rinvio, Colpire un bene così fragile e delicato è Sono contento per lo stop ma quando si commettono infamie sul territorio si trovano escamotage e ci si riprova. Bisogna fare attenzione Colloquio con Salvatore Settis: Settis, ha letto del Pat di Molo? I cittadini si sono mobilitati, la giunta ha rinviato il Pat. «Ho seguito tutta la vicenda, e devo rallegrarmi con i cittadini di Molo: se centinaia vanno in consiglio, è come se a Roma in 100 mila si recassero al Campidoglio. Un segno importante di civiltà, di responsabilità. Che la giunta abbia rinviato il Pat, è una buona notizia. Ma adesso attenzione...» Teme che la battaglia non sia ancora vinta? «Sono contento per lo stop, ma l'esperienza mi insegna che è un errore cantare vittoria. In Italia, e lo dimostrano tantissimi casi, quando si commettono infamie sul territorio, magari ci si ferma in un primo momento, poi, magari d'estate, trovando opportuni escamotages, riducendo di poco volumi e superfici, tutto ritorna e spesso passa. Va tenuta alta la guardia, ora ancor di più» Corsi e ricorsi. Nel 1972 Asolo scatenò la furia di Montanelli per il Prg firmato da Giovanni Barbin. «Articolo straordinario, di cui sottolineo due aspetti da lui centrati perfettamente. Il primo è l'errore di dare connotazioni populiste e democratiche al consumo di territorio, la tesi da cui era mosso Barbin: non è vero che se consento di edificare anche ad altre classi, rendo borghi come Asolo più popolari rispetto a un'etichetta di borgo di ville e ricchi proprietari. Questa è falsa democrazia urbanistica e del mattone. E' vero il contrario: la campagna veneta, come quella italiana, è stata creata da un'armonia millenaria, del lavoro dei proprietari terrieri, e soprattutto di quello dei contadini, dall'esperienza di questi e quelli. La Costituzione ci impone di preservare questo patrimonio, prodotto di un'opera corale e collettiva: è la memoria storica di una nazione. Il paesaggio è di tutti». Ma tutti poi, al primo piano urbanistico, Io si attacca. «Distruggere un bene così delicato e fragile è come cancellare dentro di noi la memoria dei genitori, dei primi 20 anni di vita. Chi lo vorrebbe? Nessuno. Ma collettivamente lo facciamo, perché distruggiamo la nostra memoria collettiva con brutalità efferata. È un delitto, una lobotomia». L'altro aspetto rilevante dell'articolo di Montanelli? «Parla di cavallette e di accaparramento. Gli studi lo confermano: ci sono animali come daini, cervi e api che vivono rispettando il loro habitat, in una crescita armonica; altri, come molti insetti e le cavallette, che devastano, spolpano piante e campi, e si spostano altrove per trovare altre risorse da consumare. Oggi siamo al bivio e dobbiamo decidere: facciamo le api o le cavallette? I cervi o gli insetti distruttori?» Perché nemmeno la crisi frena la fame di cemento, gli appetiti dei privati. E neanche gli orientamenti pro cemento degli amministratori? «Questo è incredibile. L'urbanista Paolo Berdini stima che in Italia ci siano 5 milioni di case vuote: 100 mila solo a Roma. Continuare a costruire è irresponsabile. Serve una norma nazionale che fermi le nuove costruzioni, con poche eccezioni ben precisate». Una sorta di moratoria? «Esattamente. Nuovi consumi di territorio agricolo sono vietati se ci sono appartamenti invenduti ed edifici abbandonati. Solo se ci siano pochissime case sfitte o non ci siano grandi complessi da riqualificare, si possono dare concessioni. Altrimenti si deve riconvertire, o abbattere e ricostruire. E basta con previsioni demografiche gonfiate». E una premessa per motivare espansioni residenziali eo produttive. «Follia. Non è possibile che l'Italia, fra i 27 paesi Ue, abbia il minor sviluppo demografico e il maggior incremento nel consumo di suolo. Ogni neonato italiano ha 38 vani e mezzo. E ogni secondo , ripeto ogni secondo giorno e notte, spariscono in italia, 8 metri quadri di suolo agricolo vengono cementificati». II partito del cemento, con vasto seguito anche nella Lega, sostiene che senza nuovi insediamenti e costruzioni il settore delle costruzioni va in ginocchio. «Falso. Pochi giorni fa, in tivù, mi sono confrontato su questo con il presidente dell'Ance, Buzzetti. Nessuno di noi vuole che gli operai restino a casa. Ma i dipendenti delle imprese edili possono lavorare demolendo, riqualificando, ristrutturando. Senza consumare altro suolo agricolo, altra terra, altra campagna. E sono convinto che siano i primi a capirlo anche i costruttori». Senza contare che salvare Asolo non è solo questione estetica. Anche economica, visto l'indotto del turismo. «Vero, verissimo. Aggiungo anche un altro aspetto. Aver distrutto in questi anni tanto suolo agricolo, anche terreni fertilissimi, ci ha impoverito economicamente: finiamo per importare olio, limoni e arance, un tempo eravamo autosufficienti. Uccidiamo la nostra agricoltura più pregiata. Consumare territorio non è solo assurdo, è una cecità irresponsabile».