II presidente del Fondo per l'Ambiente Andrea Carandini: «La soluzione c'è» Se il nuovo governo non riuscirà a rimpolpare le casse asfittiche del ministero per i Beni culturali e ambientali permettendo di rinforzare gli organici, provvedere alla manutenzione di monumenti e opere d'arte, avviare recuperi e restauri, complice il disastro paesaggistico del Belpaese tempo due generazioni e perderemo la ricchezza accumulata in Italia dal IX secolo ad oggi. Parola di Andrea Carandini, archeologo di fama e presidente del Fondo per l'ambiente - Fai -, che oggi, in un incontro pubblico alla Tripcovich, aprirà i lavori del ventisettesimo convegno nazionale dei delegati del Fai (vedi cornice a fianco) con una relazione centrata sui concetti di "Fulcri e sistemi", dove i primi sono i monumenti naturali, storici e artistici del nostro Paese, mentre i secondi - i sistemi - rappresentano gli insiemi, i paesaggi, «dove natura, storia e arte si compongono stabilmente». Ed è nella sinergia tra fulcri e sistemi che Carandini individua un modello di rilancio non solo della tutela del patrimonio, ma anche di uno «sviluppo culturale, civile ed economico dell'Italia in questo tempo di crisi». Un modello che lei chiama Global Tour. Di che si tratta? «In passato - risponde Carandini - l'Italia era al centro, anzi il punto d'arrivo, di quello che veniva chiamato il Gran Tour, il lungo viaggio nell'Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell'aristocrazia europea a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare il loro sapere. Oggi il Gran Tour non si fa più, o almeno i centri di formazione si sono spostati, ma l'Italia può essere invece meta di un Global Tour. Dovremmo insomma prepararci a raccontare la penisola e le isole, oltre che agli europei e agli statunitensi, agli stranieri residenti in Italia: cinesi, indiani, brasiliani. Un vasto programma di dialogo fra civiltà diverse tutto da inventare». Come? «Partendo dei singoli monumenti, quelli che io chiamo "fulcri" per creare "sistemi". Porto l'esempio del Castello di Masino, in provincia di Torino, uno dei monumenti del Fai, considerato non più come perla isolata, come bene in sé, ma anche come fulcro di un Canavese da riscoprire nella sua più vasta accezione naturale e culturale, grazie a griglie informatiche e attività di turismo culturale. Non vanno tutelati solo i singoli monumenti, va riscoperto il tessuto culturale dell'Italia». Viene in mente il Porto vecchio di Trieste... «Certo, a maggior ragione l'idea di "sistema" vale per i paesaggi urbani, e il Porto vecchio di Trieste è un pezzo importante di paesaggio urbano». Qual è il nodo principale nel rapporti tra il Fai e le amministrazioni pubbliche? «Il fatto che le Regioni non varano i piani paesastici. Manca una legge qua I . nazionale di tipo urbanistico che regoli il consumo dei suoli nelle regioni. Proposte in Parlamento ce ne sono ma, complice l'attuale situazione politica, non si va avanti». Forse è anche perché le Regioni temono che questo possa frenare ogni tipo di sviluppo urbano. «Le zone vincolate da un piano paesaggistico sono regolate nelle costruzioni: non si tratta di bloccare, ma di dirigere le costruzioni. Frenare la cementificazione significa puntare a risanare le periferie urbane, ristrutturare le scuole, realizzare opere antisismiche. Si tratta di migliorare il costruito per non alimentare la macchia d'olio che sta compromettendo l'ambiente italiano». lei però se la prende anche con gli ecologisti. «Con certi ecologisti, quelli che non capiscono che in Italia la natura incontaminata non esiste, tutto l'ambiente è stato manipolato dall'uomo. Quindi il territorio va gestito, non chiuso. Pensiamo al disastro idrogeologico: le cause sono l'abbandono del territorio da parte dell'agricoltura e la cementificazione sregolata. Natura e arte vanno preservati insieme. Il paesaggio italiano è un delicato intreccio di natura, storia e arte».
TRIESTE - Parte da Trieste l'appello del Fai Tutelare l'arte contro la crisi
Il presidente del Fondo per l'Ambiente, Andrea Carandini, ha sottolineato l'importanza di rafforzare le risorse del ministero per i Beni culturali e ambientali per evitare la perdita della ricchezza culturale e ambientale accumulata in Italia. Carandini ha proposto un modello di rilancio basato sulla sinergia tra "fulcri" (monumenti naturali, storici e artistici) e "sistemi" (insiemi di natura, storia e arte). Ha anche parlato di un "Global Tour" che potrebbe essere un modello di sviluppo culturale, civile ed economico per l'Italia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo