«L'attuale esperienza dei parchi non va ridotta e cristallizzata in una entità chiusa, ma va valorizzata nell'offerta integrata sul piano culturale ed artistico al servizio del territorio, della sua valorizzazione e della sua crescita». La pensa così Giovanni Pistorio, componente della segretaria provinciale Cgil di Catania in merito all'«incomprensibile» parere negativo sui quattro parchi archeologicI etnei che è stato reso dalla sovrintendente di Catania al dirigente generale regionale dei beni culturali e dell'identità siciliana. «Ci risulta arduo - dice Pistorio - intuire le ragioni che hanno indotto la sovrintendente a non interpellare nel merito i dirigenti delle quattro unità operative archeologiche. Ci duole, ancora una volta, constatare che in tempi di spending review continui a prevalere la logica dei tagli lineari e che tale logica esclusivamente orientata ai tagli, penalizzante sui fattori di crescita e sviluppo, possa assurgere a sistema. «Il nostro patrimonio paesaggistico e culturale - continua - non può a ragion di logica essere sacrificato su quest'altare. Incidere sulle posizioni dirigenziali non può essere un obiettivo da raggiungere a discapito della qualità dei progetti. I beni monumentali, così come il Teatro lirico e di prosa, devono essere considerati tra i settori decisivi per il rilancio della nostra economia, soprattutto di quella turistica. Ció deve fondarsi sulla logica dei distretti in maniera tale da poter collegare la valorizzazione dei beni al turismo. «La cultura in Italia - sottolinea - vale da sola il 2,6 del Pil ed é per il nostro Paese il core business; offre lavoro a circa 1,4 mln di occupati. Se a questo valore sommiamo quello di altri componenti dell'industria culturale arriviamo al 4,9 del Pil; il turismo culturale vale, inoltre il 3 del Pil e l'insieme dei fattori fa quindi della cultura il principale motore economico della nostra nazione. Del turismo culturale, quindi, il nostro territorio non può fare a meno. «E anche in questo periodo di crisi, nonostante l'abbassamento dei consumi e a dispetto dei tentativi di sabotaggio messi in atto dal Governo nazionale, è aumentato in Italia il numero di persone che si reca al cinema e nei luoghi dell'arte e della cultura. la fruizione teatrale è aumentata del 13,49 ; concerti di musica classica 5,94; mostre e musei: 3,82. I cittadini sembrano consapevoli dell'enorme pericolo che rischia il nostro Paese se al timore della recessione, dovesse aggiungersi la depressione culturale e psicologica. Ma Catania e l'intero territorio regionale - avverte - sono però in controtendenza, e ciò determina il segno di una società che è costretta all'arretramento dal punto di vista sociale e che non vuole individuare percorsi utili per l'uscita dalla crisi e ciò a causa di alcune inopportune scelte politiche. «A Catania infatti - denuncia Giovanni Pistorio - le sale cinematografiche e teatrali vengono frequentate sempre meno, il 90 delle famiglie ormai le diserta; sono i giovani ad essere i piú assenti. Più dell'80 sta limitando l'acquisto di libri, musica e film e piú dell'81 segna la riduzione nei percorsi di studio e di formazione; questo è il punto vero di una progressiva disaffezione che va scoraggiata e non sostenuta». Un intero patrimonio culturale, ossia quello che si tramanda attraverso i prodotti della cultura e che si fonda sulla fruizione dei beni archeologicI e si arricchisce delle sfumature emozionali che vengono tramandate verbalmente attraverso il teatro e la musica, rischia di scomparire «E' per questo - conclude il segretario Cgil - che i quattro parchi archeologicI di Catania e provincia: quello greco-romano cittadino, il parco delle Aci, quello del Calatino e quello del Simeto non devono e non possono essere condannati alla chiusura ed al degrado ma vanno sostenuti e valorizzati». 11042013