IL SAGGIO. «Le pietre e il popolo»: amor patrio L'appello di Tommaso Montanari per «restituire l'arte ai cittadini» In tempi di disastri, approssimazioni, ignoranza e presunzione, che vanno in genere d'accordo, e che sembrano voler distruggere non solo la nostra immagine di Paese, ma anche realtà e storia d'Italia, un libro integralista come Le pietre e il popolo (Minimum Fax, 166 pagine, 12 euro) scritto dallo storico dell'arte Tommaso Montanari è una necessaria boccata di aria fresca. Non sarà un caso se questo pamphlet «per restituire ai cittadini l'arte e la storia delle città italiane», come recita il sottotitolo, inizia con Siena, infettata dalla gestione del Monte dei Paschi: «L'enorme quantità di quattrini che MPS faceva piovere sui buoni e sui cattivi ha portato a una degenerazione in cui non contavano più le qualità del progetto, o la qualità delle persone, ma l'affiliazione e la spartizione». Così Montanari denuncia come l'Opera Metropolitana del Duomo abbia ceduto un ramo dell'azienda (quello che si occupa di accoglienza, marketing e iniziative culturali) ai privati (una società controllata da Civita) per soli 42mila euro, e come L'Ospedale museo di Santa Maria della Scala, su cui da decenni ci sono importanti progetti firmati Brandi e Previtali, sia stato «ridotto a uno scatolone per eventi e mostre». Gli «eventi», bersaglio preferito di Montanari: da quelle romane sul Rinascimento alle caravaggesche promosse dalla Sovrintendenza, come quella «che ha strappato quasi 40 opere dagli altari veri, nelle chiese, per essere esibite a Palazzo Venezia, rimontate su finti altari di finto marmo. Nel 2011 le chiese di Roma erano dunque ridotte a un colabrodo, anche perchç quello di Palazzo Venezia non è l'unico luna-park in attività». E poi la pista di sci alta 60 metri proposta per il Circo Massimo, davanti al Palatino, e il sindaco di Firenze che lascia «trivellare gli affreschi cinquecenteschi che ornano la più grande sala civica del suo palazzo comunale per tentare di trovare un "capolavoro perduto" che possa alimentare mito personale e diventare feticcio di un supermarketing turistico»: il riferimento è alle ricerche della leonardesca Battaglia di Anghiari. Il palazzo comunale, che simbolo: «per secoli, anzi millenni, la forma dello Stato, la forma dell'etica, la forma della civiltà stessa si sono definite e si sono riconosciute nella forma dei luoghi pubblici. Le piazze, le chiese, i palazzi civici italiani sono belli perché sono nati per essere di tutti: la loro funzione era permettere ai cittadini di incontrarsi su un piano di parità». Da quella civiltà entra nella Costituzione, articolo 9, la difesa del patrimonio artistico e del paesaggio. Ora invece il valore civico è stato negato in favore della rendita economica, così che «a essere distrutta è in primo luogo la cittadinanza come condzione morale, intellettuale, politica». Da Venezia all'Aquila, da Milano a Napoli, è un quadro che muove all'indignazione per la strisciante trasformazione in una Disneyland delle parti privatizzabili o più adatte al marketing turistico di quello che fu il Bel Paese, segno del grave degrado che stiamo attraversando nella vita sociale e politica.