CASTELL'AZZARA Casa della memoria delle genti del monte Penna. Si chiamerà così il museo di Castell'Azzara in cui il Comune ha deciso di conservare documentazione e oggetti che ricostruiscano materialmente la microstoria di un paese dell'Amiata che da tempo, anche grazie all'associazione locale "Amici dell'orso" ha cominciato a raccogliere reperti di una storia paesana che altrimenti sarebbero andati irrimediabilmente perduti. E adesso ci sarà anche un locale ad hoc per quel museo. Il governo di Castell'Azzara, con sua delibera di pochi giorni fa, ha dato il via ai lavori di ristrutturazione e recupero funzionale dei locali di proprietà comunale dell'ex edificio scolastico da adibire a centro documentazione ambientale, espositivo minerario. L'impegno di spesa è di 40mila euro. «Abbiamo in animo di dare corpo a un vero e proprio museo etnografico spiega il sindaco Marzio Mambrini che a noi piace chiamare "casa della memoria delle genti del Monte Penna", il monte del nostro comune. Abbiamo già un bel patrimonio di memorie che in quattordici anni di attività sono state recuperate dall'associazione Amici dell'Orso: raccolte di proverbi, modi di dire, ricette, tecniche colturali, stili e ritmi di vita, filastrocche, canzoni, immagini proposte nelle pagine de "La voce dell'orso" o nei volumi della collana "I libri dell'orso" che contengono spezzoni del nostro "come eravamo", che altrimenti sarebbero andati persi per sempre. Ora è arrivato il momento di andare avanti». Lo spostamento della scuola materna ed elementare nel nuovo plesso scolastico ha reso disponibili grandi spazi «e prosegue Mambrini vi vogliamo realizzare un centro di documentazione ambientale e di accoglienza a servizio della riserva naturale e del Museo nazionale delle miniere del monte Amiata. Sarà un "granaio della memoria", un museo demoetnoantropologico dove, senza avere la pretesa di dare corso a grandi indagini e studi etnografici, potremo conservare le conoscenze e le esperienze di chi ci ha preceduti. Una civiltà e un antico sapere, da cui ripartire per ricostruire il futuro». La casa della memoria delle genti del monte Penna dovrà essere sì un luogo del ricordo, uno specchio nel quale la comunità deve sapersi riconoscere, ma anche un luogo in cui guardare al passato per affrontare il futuro. «Un posto in cui non ci si chiuda a riccio in visioni nostalgiche del bel tempo che fu spiega Mambrini ma in cui si analizzi la storia, l'economia, le tradizioni e il folklore della nostra gente per farne una vera e propria operazione culturale, nella convinzione che la pura e semplice commemorazione contiene in sé un sentimento di rese, di sconfitta. Dunque centro di documentazione, formazione, promozione di percorsi didattici, laboratori scolastici». Fiora Bonelli