Da metà aprile visite domenicali nel parco di 8 ettari Accordo con la Francia anche per il liceo Chateaubriand Racconta l'ambasciatore di Francia a Roma, Loic Hennekinne, che quando 39 anni fa iniziò la sua attività diplomatica il primo dossier che trovò sulla sua scrivania titolava «Italia: controversie su Villa Strohl-Fern». La convenzione siglata ieri in Campidoglio dallo stesso ambasciatore di Francia, dal sindaco di Roma, Walter Veltroni e dal vice ministro per i Beni e le Attività Culturali, Antonio Martusciello, segna la ricomposizione di una frattura e l'avvio di un'opera di riqualificazione che restituirà 7,8 ettari di verde pubblico ai romani. Una storia, quella di Villa Strohl Fern, lunga 126 anni. È il 1879 quando il conte Alfredo Srohl-Fern, nobiluomo alsaziano, acquista, da un inglese residente a Roma, circa 8 ettari di terreno per costruirvi la sua residenza più un centinaio di studi per i suoi amici artisti a canoni molto bassi. Alla morte del conte, nel 1926, la villa passò, per lascito testamentario alla Francia. Espropriata dal regime fascista nel 1940, per un breve periodo di tem-po, diviene sede del comando SS. Con la liberazione viene restituita alla Francia che, dal 1957, vi stabilisce il liceo Chateaubriand. Gli atelier degli artisti divengono sempre di meno, anche perché i vantaggiosi canoni d'affitto praticati dal conte hanno raggiunto prezzi esorbitanti. Con la legge 396 del 1990 l'Italia si impegna, stanziando oltre 11 miliardi di lire, a trovare una nuova sede per lo Chateaubriand. La legge però rimane inapplicata e nel 1998 l'ambasciatore francese Jacques Blot dichiara a chiare lettere che la Francia non ha nessuna intenzione di spostare il liceo dalla sua sede. Sembrava una storia destinata a finire male, con un immenso patrimonio lasciato al degrado. Un patrimonio, Villa Strohl-fern, importante sotto il profilo ambientale, certo, ma anche artistico, storico ed archeologico. Per quanto riguarda la vegetazione, si cercherà, laddove possibile, di ripristinare l'antico impianto di pini, castagni, cipressi e siepi d'alloro, così come era stato pensato dal conte Alfredo Strohl Fern quando, nel 1879, divenne proprietario della villa. L'impresa dovrà essere completata entro la metà d'aprile. Cominceranno allora le visite nella porzione di parco compresa tra la zona delle Belle Arti, il Borghetto Flaminio e via di Villa Ruffo. È prevista inoltre la costruzione di un vialetto in grado di collegare il Museo Etrusco di Villa Giulia con la vicina Villa Poniatowski appena finita di restaurare e che ospiterà importanti esemplari del museo etrusco. Si tratterà di visite domenicali, guidate e sorvegliate dalla polizia municipale. «Si studieranno dei turni d'ingresso alla villa che raggrupperanno 25 visitatori per volta», ha spiegato Veltroni, «Per prenotare si potrà chiamare il call center del Comune di Roma allo 060606». A trarre vantaggio dalla convenzione, tuttavia, non saranno solo Roma e i romani. La Francia incassa il riconoscimento ufficiale della presenza del liceo Chateaubriand nel complesso della villa «quale strumento pedagogico di qualità», recita il testo della convenzione, «simbolo della cooperazione culturale, educativa e linguistica tra Francia e Italia». La presenza della prestigiosa scuola all'interno del parco ha portato, in passato, a manomissioni anche pesanti del paesaggio e della vegetazione. La costruzione di impianti sportivi in luogo di una fontana, prima di tutto, ma anche l'istallazione, nel 1998, di un grande prefabbricato accanto all'edificio esistente. Il Comune di Roma si è impegnato formalmente a concorrere alla ricerca di spazi in cui trasferire alcune classi del liceo. Una volta ricollocati gli studenti in «luoghi di prestigio», lo Stato Francese provvederà alla demolizione del prefabbricato. Otto ettari. Poca cosa rispetto agli 85 di Villa Borghese, ai 140 di Villa Ada o ai 187 di Villa Doria Pamphili. Eppure questo "piccolo" parco delle meraviglie, incastonato nel cuore della città, è riuscito, nell'ordine, a scatenare passioni, ispirare artisti, trascinare sull'orlo di una crisi diplomatica due paesi alleati e confinanti. Un tesoro che finalmente torna a farsi godere dalla città.