Gabriella Gallozzi I turisti di passaggio avranno pensato come al solito: ah l'Italia, il Paese del sole e dei mandolini. Solo che stavolta, ieri pomeriggio a piazza Montecitorio, sotto al Parlamento per capirci, e sotto ad un sole già primaverile, non c'erano i «mandolini» ma la più importante orchestra sinfonica d'Italia: quella dell'Accademia di Santa Cecilia, assieme a musicisti e coro del teatro dell'Opera. Decine e decine di violini, tromboni, fagotti e tamburi hanno intonato le note del Va pensiero, il coro della Traviata, l'intermezzo di Cavalleria rusticana e ancora il Bolero di Ravel tra lo stupore e il piacere dei passanti e degli inquilini delle case circostanti assiepati alle finestre e plaudenti. Un grande concerto gratuito e improvvisato, insomma, destinato a «far cambiare musica» a questo governo che, in fatto, di cultura e spettacolo, ha dato il peggio di sè (vedi anche la questione Scala)con tagli al Fus (Fondo unico per 10 spettacolo) senza precedenti e norma- tive suicide. Ultima questa in materia di Enti lirici, di cui proprio ieri si attendeva e temeva l'approvazione alla Camera - poi rinviata ad oggi - che ha spinto i lavoratori delle fondazioni lirico sinfoni-che a questa giornata di sciopero nazionale. «Basta con i tagli alla cultura, no alla precarizzazione del lavoro artistico», dice uno stiscione legato alle transenne della piazza, piantonate in lungo e in largo da un nutrito gruppo di poliziotti. «E già - conferma Francesco Bossone, fagotto a Santa Cecilia - quello a cui vuole arrivare il governo è l'equiparazio- . ne del settore musicale a quello di una fabbrica di tondini. Ma come si può immaginare che la musica viva senza il sostegno dello Stato? Si fa di tutto perché si giunga a rendere precario anche il lavoro delle orchestre a scapito della qualità. Come se i Berliner, i Wiener Philarmoniker fossero interscambiabili e sostituibili a seconda delle occasioni». Uno dei punti cruciali del nuovo decreto legge, infatti, è questo. Arrivare a ridurre il personale degli Enti lirici col blocco delle assunzioni per i prossimi tre anni, anche se molti enti, come Santa Cecilia, per esempio, è già sotto organico. «Si vuole far credere che il problema sia il costo del personale», spiega Loris Grossi della CgilSlc dell'Opera di Roma. «Così si mette a rischio l'intero settore nel quale a livello nazionale sono impiegati circa 5300 persone oltre ad un indotto di 300mila». 11 futuro, quindi, non lascia certo ben sperare. La qualità sarà la prima vittima. Anche perché, altro nodo cruciale del decreto legge, è quello che prevede il «reperimento» dei sovrintendenti non più tra musicisti e musicologi ma in qualsiasi settore. «Un'orchestra», dice Stefano Novelli, primo clarinetto di Santa Cecilia, «è come una squadra di calcio. Ma invece di 11 elementi noi siamo 112, pensate cosa significa trovare un affiatamento. Servono anni ed anni di lavoro comune, di vicinanza. Per far suonare insieme due violini non bastano dieci anni di lavoro condiviso». Figurarsi, dunque, se si arriva ai co.co.co. della musica. «Quello di cui in molti non si rendono conto», spiega poi Nicoletta Tasin del coro dell'Opera, mentre la sua bambina di un anno ondeggia divertita sulle note del Nabucco, «è che tutti noi siamo lavoratori normali, con le famiglie da mantenere e i figli che devono mangiare tutti i giorni. Per questo siamo in piazza, per batterci per i nostri diritti che vengono calpestati». A confermarlo è un'altra corista dell'Opera, Lorella Pieralli: «Vogliono metterci in una totale condizione di precariato - dice - al punto da far diventare il musicista un lacché da utilizzare quando serve e da rispedire a casa quando non serve più. L'attuale sistema teatro è nato con Toscanini e qui i privati lo vogliono fare a pezzi. Ma la musica non si può privatizzare». Il crescendo delle note del Bolero sembra accompagnare il crescendo della mobilitazione. «Consentitemi di consigliarvi la musica, magari un brano di Apicella», scherza un musicista imitando un ipotetico Berlusconi che scende in piazza ad ascoltare il concerto. Ad un certo punto una piccola delegazione si stacca dai musicisti per essere ricevuta a Montecitorio, ma improvviso arriva lo stop. Niente dialogo, insomma. Almeno per adesso. E l'aria del Va pensiero torna imponente sulla piazza dove i passanti, tanti turisti, applaudo-no a scena aperta. «Ecco - conclude Lorella Pieralli - la nostra musica è invidiata da tutto il mondo e noi la sfasciamo per darla in mano a un Tronchetti Provera».