Questi giorni neri in cui l'Italia sembra affondarsi definitivamente sono 'rallegrati' da piccole storie d'arte. Prima quella della Madonna quattrocentesca già di Alberto Sordi esportata illegalmente per essere donata a papa Ratzinger, ora quella dello Chagall di Bettega. «Lo Chagall di Bettega» sembra un Camilleri: e in effetti è un ineguagliabile raccontino morale sull'arte, il denaro e il conformismo. Andiamo con ordine. La passione per Chagall è un must del gusto medio globale nell'epoca del kitsch più infantile. Il pittore russo scomparso nel 1985 è il preferito dal pauperista papa Francesco, ma è anche il tipico autore che un miliardario americano comprerebbe per attaccarselo nel salotto dello yacht. Infatti undici anni fa uno yacht statunitense impreziosito da uno Chagall attraccò a Savona: e qui un membro dell'equipaggio (un rumeno che è l'unico vero genio della storia: e sia detto senza apologia del reato) ebbe l'idea di rubare il quadro, sostituendolo con una copia. Lo Chagall fu subito reinserito nel mercato dell'arte, dopo essere stato 'ripulito' grazie ad un certificato estorto alla Fondazione Chagall con un raggiro. L'operazione andò in porto a tempo di record, e già nel 2003 un ignaro Roberto Bettega acquistò il dipinto per 1.200.000 euro. OGGI la notizia: un'indagine dei Carabineri del Nucleo di tutela del patrimonio artistico di Torino ha ricostruito la storia, denunciando tre persone per furto e ricettazione. Tra queste il gallerista di Bologna che aveva venduto l'opera all'ex calciatore. Fin dal tempo di Caravaggio, il mercato dell'arte è stato infestato da mercanti disonesti e da collezionisti incompetenti e vanitosi. Ma oggi, nel mercato dell'arte contemporanea, questi rischiano di non essere l'eccezione, ma la regola. Il fatto che sia saltato ogni criterio misurabile di qualità, e che dunque il marketing e le scuderie commerciali regnino incontrastati, rende tutto talmente fittizio da far saltare perfino il confine tra autentico e falso, tra lecito e illecito. Un'opera non è 'buona' quando è davvero autentica, ma quando qualcuno (un archivio, una fondazione, uno studioso che controlla un certo mercato) dice che è 'buona'. I quadri sono titoli, si ripete ossessivamente da anni. Verissimo: e dunque anche 'titoli spazzatura'. CHI NON HA un amico (magari medico, industrialotto, ex calciatore) che, contro ogni previsione, ad un certo punto si improvvisa collezionista, catturato dallo scintillio mondano del 'mondo dell'arte' e dall'illusione di fare affari senza competenza specifica, seguendo più i listini che leggendo i cataloghi seri? Le cronache registrano che la stessa galleria bolognese aveva venduto al povero Bettega anche che un quadro del grandissimo Giorgio Morandi, che poi è risultato una fotografia stampata su tela. Non accorgersi della differenza sarebbe come non vedere se durante una partita di calcio entrasse in campo non so un giocatore di hockey a cavallo. Ma il calcio in Italia è preso maledettamente sul serio, mentre dell'arte non importa un granché, se non in chiave economica: il patrimonio come petrolio d'Italia, il Morandi come investimento. Difficile stupirci se poi il patrimonio non lo sappiamo tutelare, e se il Morandi l'hanno fatto col pennarello. Prendiamo due italiani nati nello stesso anno, uno geniale nell'occhio, l'altro nel piede. Se il primo asseconderà il proprio talento studiando storia dell'arte, ha ottime possibilità di dover emigrare o magari di campare con lo stipendio da fame di una soprintendenza, cercando di difendere il patrimonio artistico italiano dalle speculazioni e dal disinteresse. Se lo farà il secondo, diventerà probabilmente miliardario. Nella truffa permanente che è (in buona parte) il mercato dell'arte contemporanea, come si fa a non tifare per il ladri? Quelli con la mascherina intendo, non quelli col doppiopetto.
Quanti sciacalli volano attorno a Chagall
Un quadro di Marc Chagall è stato scoperto essere una copia e non autentica. L'opera, acquistata da Roberto Bettega per 1.200.000 euro, è stata venduta da un gallerista di Bologna. Un'indagine dei Carabineri ha denunciato tre persone, tra cui il gallerista, per furto e ricettazione. Il quadro era stato rubato da un yacht statunitense e sostituito con una copia. La storia è stata ricostruita, rivelando che il quadro era stato venduto con un certificato falsificato. Il mercato dell'arte contemporanea è infestato da mercanti disonesti e collezionisti incompetenti e vanitosi. I quadri sono titoli e non hanno valore se non sono autentici.
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