Il prof. Settis, giá direttore della Normale di Pisa, lancia l'allarme sugli scavi attorno alla Cappella E intanto in Comune la maggioranza si spacca e rinvia la discussione alla commissione scientifica L'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis avverte: la Cappella degli Scrovegni è a rischio in assenza di indagini precise e approfondite sul terreno. E cita l'esempio della torre di Pisa e il divieto di scavo nel raggio di un chilometro per salvaguardare la staticità del monumento. Fin qui le parole dello specialista. Ben diverse quelle della politica con il centrosinistra spaccato in commissione congiunta che doveva affrontare proprio la tutela del complesso degli Scrovegni. Tutto rinviato alla commissione scientifica a fine mese. Il professor Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte, fino al 2010 direttore della Normale di Pisa, è tra i promotori della petizione "Save Giotto" che insieme alla nota medievalista Chiara Frugoni ha collezionato migliaia di firme. Ieri era al Bo per presentare il suo libro: "Azione popolare, cittadini per il bene comune". Che cosa pensa della situazione dopo la giornata di studi promossa al Kunsthistorisches Institut di Firenze, uno dei più antichi centri di ricerca per la storia dell'arte? «Intanto una premessa. L'Istituto di Storia dell'Arte di Firenze è di dipendenza del Max Planck, il massimo della scienza nel pianeta. Prima di dire, come ho sentito a Padova, che erano persone incompetenti quelle che sono intervenute...» E,poi? «E emerso che sono mancate nella cappella degli Scrovegni tutta una serie di indagini preliminari. Sono ancora presidente del gruppo di monitoraggio della Torre di Pisa, che pende a causa delle acque del sottosuolo. Noi abbiamo vietato qualsiasi escavazione entro un chilometro per evitare di mettere in comunicazione due falde acquifere. So quanto sono state sofisticate le indagini. Vede, a me non sembra che la Cappella sia un monumento secondario. Non capisco come al Comune di Padova facciano spallucce all'idea di fare un monitoraggio altrettanto serio, quando emergono continuamente polle d'acqua dalla cripta, prima di consentire qualsiasi escavazione nel raggio di almeno un chilometro. E ci vuole un piano antisismico». Insomma non dobbiamo aspettare che penda... «Io non sono un ingegnere geotecnico ma ho lavorato con loro, visto che a Pisa abbiamo ridotto la pendenza del 10 per cento e la torre è stata stabilizzata da qui a 3-500 anni. Quindi ritengo che qualcosa si debba fare. Qui è difficile avere le idee chiare. Ma se ci fosse una possibilità su mille che la Cappella abbia un danno su un solo centimetro quadrato bisogna fermare tutto. Prima di scavare dobbiamo essere sicuri che non ci sia nessuna possibilità. E oggi non ci può essere questa certezza in mancanza delle indagini». Il Comune ha ingaggiato tre saggi che non hanno eslcuso danni alla Cappella se non sarà più che monitorato qualsiasi intervento di scavo sia per l'auditorium che per il grattacielo al Ppl... «Le loro non sono frasi tranquillizzanti. Chi può prendere uno dei cicli di affreschi più preziosi del pianeta e pensare di fargli correre dei rischi? Già una volta i proprietari volevano abbattere gli affreschi e il Comune di allora si ribellò. Il Comune di oggi se ne ricordi e ricordi che averli in dote è uno straordinario privilegio ma anche una grande responsabilità». Allora niente auditorium, niente grattacieli? «Sto dicendo una cosa diversa. Certezze assolute: non si scava di dieci centimetri finché non si hanno tutte le indagini preliminari. Finché non ci sono questi studi non c'è alcuno dubbio che bisogna bloccare tutto. E poi fare ulteriori valutazioni. A un metro dagli Scrovegni posso edificare un grattacielo, o a trecento oppure a mille? Se ne può discutere, ma in un secondo momento». Prima invece? «Quello che non si può discutere è di avere profondissimi e certissimi dati. Procedere prima sarebbe da irresponsabili. Di Cappella degli Scrovegni ce n'è solo una al mondo: se dovesse essere danneggiata macchiare il Comune di Padova e tutti i cittadini dell'accusa di barbarie per i prossimi mille anni non sarebbe molto carino».