Proprio mentre in municipio era in corso la riunione di tre commissioni sullo stato della Cappella degli Scrovegni e i possibili rischi con i lavori in programma nell'area, l'archeologo Salvatore Settis ha portato un altro duro attacco al Comune. «Cappella trascurata? Barbarie» Dura critica dello storico Settis. Polemiche sulla convocazione della commissione scientifica La Cappella degli Scrovegni è ancora al centro della bufera. Nel mirino l'auditorium e la torre da 108 metri progettata nell' ex area del PpI. A gettare benzina sul fuoco è Salvatore Settis, storico dell'arte, che non ha dubbi: «Padova non si rende conto che la Cappella degli Scrovegni è a rischio, se non ci sente, significa che sta andando verso la barbarie». Lo studioso era a Padova per la presentazione del suo libro "Azione popolare", ma non perde l'occasione per rimarcare il suo pensiero, già palesato lo scorso anno quando aveva firmato la campagna SaveGiotto che si batteva proprio contro i progetti di riqualificazione al di là del Piovego. «Non è ancora provato che queste due opere non influiscono sulla salute della Cappella. Occorre riflettere ed approfondire» commenta lo studioso. Ironia della sorte, ieri pomeriggio a palazzo Moroni c'è stata un'accesa discussione durante la maxi-riunione convocata proprio su questo tema dalle commissioni terza, quinta e ottava dedicate rispettivamente alla cultura, all'urbanistica e alle politiche di controllo e garanzia. Sul tavolo la proposta di Giampiero Avruscio, vicepresidente del consiglio comunale in quota Pdl, di organizzare un convegno scientifico propedeutico a un concorso internazionale per la salvaguardia della Cappella degli Scrovegni. Avruscio è stato di poche parole e ha lasciato che parlassero le immagini: mercoledì scorso il consigliere ha visitato il cenobio del - la Cappella, cioè la parte sottostante, ancora una volta allagata. E ha poi ceduto il microfono al professor Luigi D'Alpaos, uno dei tre esperti autori di una dettagliata relazione sulla situazione idrogeologica della Cappella. «La presenza di acqua nel Cenobio era nota» spiega l'esperto di idraulica, «io da ingegnere non mi ero tanto preoccupato per la stabilità della struttura quanto in relazione alla salute degli affreschi. Mi fu risposto che non era un problema». Alla salvaguardia della Cappella pensa da tre decenni un'apposita commissione scientifica. «In quella commissione deve necessariamente esserci un esperto geotecnico e uno di acqua sotterranee» aggiunge il professore. Al dibattito ha preso parte anche Titti Panajotti, presidente di Italia Nostra, che ha espresso i suoi timori in caso di forti eventi sismici. Ma il vero terremoto ieri è stato all'interno della maggioranza, divisa tra chi ha appoggiato il capogruppo Gianni Berno e chi Giuliano Pisani. Tra i primi c'è stata la consigliera Cristina Toso, che ha ricordato l'impegno dell'amministrazione per la tutela del monumento e la sua costante collaborazione con il ministero dei Beni Culturali. Tra i secondi Maria Beatrice Rigobello Autizi, che si è chiesta perché ci sia tanta paura di un confronto con gli esperti internazionali se la Cappella è così ben tutelata. L'incontro si è concluso con il netto rifiuto di Pisani, della Autizi e Daniela Ruffini a un nuovo incontro sulla proposta di Avruscio, questa volta insieme alla commissione scientifica presieduta da Ugo Soragni, come suggerito da Paolo Cesaro. «L'avevamo invitato a questa riunione e non è venuto» conclude Pisani. Ma l'incontro, grazie ai voti favorevoli del resto del Pd guidato da Berno, si farà.