MILANO La Scala è solo la punta di un iceberg: lo sciopero nazionale indetto per oggi dai sindacati confederali e autonomi dello spettacolo è sintomo del malessere diffuso in tutte le fondazioni lirico-sinfoniche. I sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials parlano di «profondo dissenso» nei confronti del provvedimento legislativo (attualmente in discussione alla Camera) sui contratti collettivi e gli organici delle fondazioni. Per Silvano Conti, segretario nazionale Slc-Cgil, «il primo obiettivo dello sciopero è riaprire il tavolo di concertazione istituito il 19 gennaio tra ministero, sindacati, sovrintendenti e sindaci-presidenti». Obiettivo, almeno sulla carta, già raggiunto: mercoledì 23 marzo il ministero per i Beni culturali ha convocato la terza riunione del tavolo tecnico. Walter Vergnano, sovrintendente del Teatro Regio di Torino, «si augura che lo sciopero serva a riaprire il confronto con il Governo sui finanziamenti perché nel nostro Paese spiega Vergnano, che è anche presidente dell'Anfols, l'associazione che riunisce le 13 fondazioni liriche e sinfoniche italiane si investe troppo poco in cultura, da sempre. Con lo 0,3 del Pil siamo agli ultimi posti in Europa». Avere maggiori fondi «è una condizione necessaria, ma non sufficiente aggiunge Vergnano . Questa fase di confronto deve far riflettere sui modelli organizzativi degli enti lirici, che non devono limitarsi alla difesa del presente, ma proiettarsi nel futuro, anche cambiando». Della necessità di cambiare parla anche Carlo Maria Badini, sovrintendente della Scala dal 1970 al 1980. È stato lui, domenica, a invitare tutti «a fare un passo indietro» sulla vicenda del teatro milanese, proposta già ribattezzata «lodo Badini». «Si parla tanto di innovazione, ma i nostri teatri non ne fanno: crede che la tanto discussa produttività dei dipendenti aumenterebbe se si introducessero cambiamenti negli allestimenti scenici, che oggi sono simili a strutture architettoniche e costosissimi. Bob Wilson, ad esempio conclude Badini ha imparato a fare un uso diverso, più spettacolare, delle luci. Certo che servono più fondi, ma anche più idee». Per Stefano Mazzonis, sovrintendente del Teatro comunale di Bologna, il problema è non «fare cadere riforme dall'alto: occorre riaprire il confronto anche perché la lirica è una fetta di made in Italy. E per questo spiega non va semplicemente sovvenzionata, ma incoraggiata. Siamo il teatro che riceve più inviti all'estero: ogni volta che un nostro spettacolo gira per il mondo l'immagine dell'Italia, non solo di Bologna, ne trae vantaggio».
Sciopero nazionale. E oggi i teatri restano chiusi
Lo sciopero nazionale indetto dai sindacati confederali e autonomi dello spettacolo è sintomo del malessere diffuso in tutte le fondazioni lirico-sinfoniche. I sindacati parlano di profondo dissenso nei confronti del provvedimento legislativo sui contratti collettivi e gli organici delle fondazioni. Il primo obiettivo dello sciopero è riaprire il tavolo di concertazione istituito il 19 gennaio tra ministero, sindacati, sovrintendenti e sindaci-presidenti. Il ministero per i Beni culturali ha convocato la terza riunione del tavolo tecnico.
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