«Sconcertato». È il commento di Giuliano Pisapia sulla bocciatura del progetto di restauro alla Loggia dei Mercanti da parte della Soprintendenza. Sul progetto di un museo della Resistenza ha scritto un'email all'autrice, l'architetto Cini Boeri, dicendo d'aver «già fatto numerosi tentativi per trovare una soluzione». La storia dell'edificio Il Broletto di piazza dei Mercanti venne costruito nel 1223 come ufficio per la giustizia civile e penale Le lapidi Nel 1953-55 il Comune ricordò il sacrificio di partigiani, deportati e prigionieri politici con 19 lapidi in bronzo Il restyling L'Anpi e l'architetto Cini Boeri hanno proposto la realizzazione di un luogo protetto per ricordare la Resistenza. Progetto bocciato dalla Soprintendenza (nella foto: l'articolo pubblicato dal Corriere il 31 marzo) «Sconcertato». Non semplicemente sorpreso, o amareggiato, il sentimento di Giuliano Pisapia è più grave e doloroso: la bocciatura del progetto di restauro alla Loggia dei Mercanti tradisce la (colpevole, s'intuisce) disattenzione della Soprintendenza «per un luogo caro ai milanesi, che rappresenta la storia e la Liberazione» della città. È un'email di dieci righe, la sintesi di uno sfogo: il sindaco si rivolge cordialmente all'autrice del progetto, l'architetto Cini Boeri, lamenta d'aver «già fatto numerosi tentativi per trovare una soluzione» e si rammarica che «troppi non comprendono l'importanza della memoria e del luogo». Il luogo: il porticato del Palazzo della Ragione, trenta passi da piazza Duomo. La memoria: diciannove lastre di bronzo ricordano il sacrificio di partigiani, deportati e prigionieri politici. Per valorizzare questo tempio civico, l'Anpi e Cini Boeri hanno proposto la realizzazione di una nicchia d'incontro e riflessione, il cui nome andrebbe scelto tra «Memoria della Resistenza» o «Milano per la Libertà». Negativo il parere della Soprintendenza: «L'intervento modifica sostanzialmente il monumento» e «trasforma la Loggia in un mausoleo». E Pisapia? Sposa l'idea di Cini Boeri che incidentalmente è la mamma di Stefano, l'assessore alla Cultura licenziato dal sindaco tre settimane fa e commenta lapidario: «Non posso credere che non si possa trovare una soluzione ragionevole». Un passo indietro. Cini Boeri e il presidente Anpi Roberto Cenati bussano in Soprintendenza a gennaio: «È doveroso dare a questo spazio un significato identificabile, storico ed educativo», strappandolo a un degrado «assurdo, ma anche colpevole». La casa della memoria antifascista non è un museo e neppure un sacrario: è una reinterpretazione degli spazi che sottolinei la «memoria preziosa e commovente» dei caduti per la libertà. Lo schema di restyling disegna la chiusura di tre arcate con porte di cristallo (con citazioni di Piero Calamandrei sulle vetrate), prevede una illuminazione scenografica degli ambienti (oggi lugubri e sporchi), sedute-rialzi in pietra per i visitatori e uno schermo (a scomparsa) su cui proiettare documentari e filmati. Il soprintendente Alberto Artioli, come detto, valuta e respinge l'ipotesi d'intervento: «Troppo invasiva». Seguono due rivisitazioni minimal del progetto. L'ultima versione, la più recente e leggera, esclude la chiusura del portico e inserisce nella Loggia quattro-sei totem a marcare il percorso di visita. «Attendiamo ancora il parere della Soprintendenza», rimarca l'architetto Boeri: «Non vogliamo cambiare destinazione né snaturare il luogo storico, ma ricordare la Resistenza in uno spazio adeguato». Tradotto: non nell'attuale edificio buio, graffiato dai writer e ridotto a sconsolato dormitorio. «In supremo anelito di libertà, hanno donato la vita; Milano ne consacra i nomi gloriosi alla storia». La Loggia venne scelta dal comitato per le onoranze ai caduti presieduto da Antonio Greppi, mentre Milano rialzava la testa e piangeva le sue vittime di guerra; le lapidi vennero affisse dal sindaco socialdemocratico Virgilio Ferrari e inaugurate nel 1955 da Ferruccio Parri: «Nessuna logica commerciale o mercantile medievale carica la voce il presidente Cenati può prevalere e offuscarne il valore». A breve, burocrazia permettendo, l'Anpi e lo studio Boeri procederanno con la pulizia dei bronzi e l'installazione dei faretti sulle volte: «Ma chiediamo un tavolo di confronto con il sindaco e la Soprintendenza». Giuliano Pisapia l'ha scritto in quella mail: «Dovremo ragionarci tutti insieme appena possibile...». La Festa della Liberazione è tra due settimane.