sI APRE oggi a Bruxelles un importante evento che il Parlamento europeo dedica a Città della Scienza, "L'Europa per Città della Scienza. Idee proposte e strategie per la ricostruzione". L'Europa si stringe attorno a Napoli partendo dalla volontà di ricostruire quello che il fuoco ha distrutto. Sono fermamente convinto che la crisi in cui si dibatte oggi Napoli (che si innesta in quella di tutto il paese) ha radici antiche, nella deindustrializzazione del secolo scorso e nell'incapacità delle nostre classi dirigenti di mettere in campo un progetto di rigenerazione produttiva e civile della città. Nel decennio 2000-2010, mentre la collettività aspettava che la città tornasse a essere una grande capitale, abbiamo assistito alla gestione Iervolino che probabilmente conscia della crisi, del disinteresse nazionale per il Sud e dell'inadeguatezza degli strumenti che Napoli aveva per fronteggiarla, è sembrata un "Quinto Fabio Massimo", scatenando la delusione popolare. Poi però non è venuto Scipione l'Africano. Per Napoli e Bagnoli servono realismo e visione dei problemi; quelli che all'inizio del Novecento portarono Nitti a spiegare ai napoletani che la modernità non la si può fuggire e permise l'approvazione da parte del governo del "Piano speciale per Napoli", che avviò l'industrializzazione della città. La città si è illusa che si potesse saltare la terza rivoluzione industriale, basata sulla conoscenza, l'interdipendenza, la globalizzazione; con Bassolino aveva puntato su un modello di sviluppo basato sul solo "riscatto ambientale". Oggi, sconfitta quella generosa utopia, Napoli deve ripartire da cultura, scienza, educazione per tutti, industria ecocompatibile, lotta alla criminalità. Per questo avevamo presentato al sindaco, insieme ad attori pubblici e privati dell'area flegrea, un "Piano di sviluppo industriale ecocompatibile dei Campi Flegrei", con tre proposte precise: completare i tanti cantieri in corso, pubblici e privati, ma fermi a volte per ritardi burocratici e poi riattivare l'economia della città attraverso il distretto del turismo e della cultura e il polo tecnologico dei Campi Flegrei. Ripartire da Bagnoli significa completare i tanti cantieri fermi, tra cui il più intollerabile è il parco dello sport, finito da tre anni e mai aperto; e ricostruire Città della Scienza, nei luoghi da cui la criminalità vuole cacciarla. Non posso che farmi una prima domanda: chi e perché ha bruciato il Science Centre? Spero che la magistratura, cui va il nostro sostegno convinto, dia rapidamente un volto ai criminali, vagliando tutte le piste. Come parte lesa abbiamo il diritto di esigerlo. Città della Scienza è un'eccellenza circondata dal niente, dei 35.000 mq di edifici che compongono il technopolo e che ospitano spazi espositivi, laboratori didattici, incubatore d'impresa, Centro di formazione e Centro congressi solo 89.000 sono stati devastati dal fuoco; a Città della Scienza centinaia di persone lavorano ogni giorno e domani 10 aprile riapre un prototipo del Science Centre. La realizzazione di Città della Scienza negli anni Novanta fu il compromesso nobile tra due visioni dello sviluppo della città e di Bagnoli. La nostra, che puntava su ecologia e cultura per la rigenerazione produttiva della città e quella di De Lucia, un'idea di città che è sembrata puntare su "mare sole e mandolini". Nel 1997 lo scontro tra Fondazione e Comune fu duro e se noi, piccolo Davide, avessimo accettato di non fare niente, capitolando al Golia di turno, oggi non ci sarebbe stata la Città della Scienza ma solo macerie e abbandono. La stessa amministrazione Bassolino e il consiglio comunale, dopo lo scontro, diedero avvio alla realizzazione di Città della Scienza. Il progetto approvato nel 1994 dalla Soprintendenza fu reso operativo dall'Accordo di Programma del 1997 poi ratificato nel 2004 con l'approvazione del Prg dal consiglio comunale. Inoltre, il piano trasporti del Comune di Napoli prevedeva una fermata della linea 6, parcheggi e infrastrutture a Città della Scienza. Chi oggi ci dice di delocalizzare a 1020 metri all'interno, ci chiede di violare il Prg (in quelle aree è previsto il Parco urbano) e iniziare la cementificazione del Parco. Chiedo dove e in quali tempi verrà delocalizzata la Cementir che opera nella zona parco? E dove il borgo di Coroglio? Infine, a quella parte delle associazioni ambientaliste che chiedono la costruzione della spiaggia a Bagnoli mettendola in contrasto con il Museo, ricordo che dove sorge Città della Scienza non c'è mai stata alcuna spiaggia, poiché la vetreria Levefre fu costruita nel 1850 sulla terraferma. La spiaggia si può realizzare solo con il ripascimento del mare; della spiaggia che noi sosteniamo il museo è presidio naturale durante i mesi estivi e soprattutto i lunghi mesi invernali. La spiaggia non collide con noi, ma con il porto a Nisida, con la colmata a mare e con il mare inquinato. Concludo dicendo: non mettiamo in contrasto ambiente naturale e cultura; piuttosto costruiamo una grande alleanza per la rigenerazione ecocompatibile dell'area e della città. L'autore è consigliere delegato Fondazione Idis-Città della Scienza
NAPOLI - la spiaggia è un falso ostacolo
Oggi a Bruxelles si apre un evento del Parlamento europeo dedicato a Città della Scienza e alla ricostruzione di Napoli. Il politico ha espresso la sua convinzione che la crisi di Napoli abbia radici antiche, nella deindustrializzazione del secolo scorso e nell'incapacità delle classi dirigenti di mettere in campo un progetto di rigenerazione produttiva e civile della città. Ha anche sottolineato l'importanza di completare i cantieri fermi e di ricostruire Città della Scienza, che è stata devastata dal fuoco.
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