Catania. I parchi archeologici sono da tutelare per motivi culturali, scientifici e nell'ottica della valorizzazione turistica ed economica dei territori. I dirigenti ne sono convinti e contano sulla nomina di un'archeologa, Mariarita Sgarlata, ad assessore regionale ai Beni culturali per bloccare la "controriforma" del dirigente generale Sergio Gelardi che, di fatto, azzera i parchi archeologici avviati un anno e mezzo fa dal suo predecessore Gesualdo Campo. Una scelta, questa di azzerare l'esperienza dei parchi archeologici, che la dirigente del parco di Selinunte, l'archeologa Caterina Greco, reputa sbagliata da tanti punti di vista. «L'attuale struttura dei parchi - spiega - ha condotto ad una migliore offerta integrata sul piano culturale e turistico e ha evidenziato l'unitarietà dei territori per cui le aree archeologiche non sono più considerate, come in precedenza, come ambiti chiusi nel territorio, una sorta di riserva indiana, ma in una logica di distretto culturale che mette insieme musei, parchi e realtà culturali pubbliche e private in un sistema di relazioni di cui il parco costituisce l'elemento centrale, il più rilevante». Il parco di Selinunte, per esempio, include l'area archeologica, che ricade nel comune di Castelvetrano, le Cave di Cusa, che rientrano nel comune di Campobello di Mazara, e le altre realtà del Belice e di Sciacca finendo per corrispondere all'area del basso Belice di cui mette a sistema tutte le valenze culturali. Non a caso il Parco di Selinunte è entrato nella rete museale belicina della quale fanno parte musei pubblici e collezioni private e realtà quali le Orestiadi di Gibellina e il Museo delle Trame Mediterranee. Per questo si è costituito come distretto turistico nella logica di collegare la fruizione e la valorizzazione dei beni culturali con la fruizione turistica. «L'opposto di quanto fa la controriforma Gelardi che svuota questo sistema e resuscita, in totale autonomia, piccoli e piccolissimi musei locali - commenta la dottoressa Greco -. E questo in contrasto non solo con i buoni esiti della sperimentazione dei parchi archeologici, ma anche con il dettato del Codice dei Beni culturali del 2004 che indica questi ultimi tra i luoghi della cultura definendoli come ambiti territoriali segnati da esperienze storiche di tipo diverso. E vorrei sottolineare che soltanto ambiti territoriali ampi consentono, dal punto di vista scientifico, di studiare sistemi a carattere interdisciplinare e, dal punto di vista della valorizzazione, di fare un lavoro di rete che consenta, per esempio, un biglietto unico per visitare tutti i siti e di individuare, e promuovere, itinerari strutturati di visita che contemplino una permanenza di più giorni sul territorio, condizione indispensabile per fare crescere l'indotto, ristoranti, alberghi, artigianato... Solo così si contrasta il turismo mordi e fuggi. Qualche esempio. La Valle dei Templi è visitata ogni anno da 500.000 persone, mentre il museo archeologico, che si trova nella stessa area, soltanto da 50.000. Assurdo. E così pure a Siracusa la cui area archeologica registra circa 600.000 presenze l'anno, mentre il Museo Paolo Orsi meno di 50.000. Ancora. A Selinunte i visitatori sono 260.000, mentre a Segesta, che pure è vicina, 25.000 presenze in più. Questo perché Segesta è meglio collegata all'autostrada e agli aereoporti e perché la visita è più breve e dunque privilegiata dai tour operator. Mettere in rete e fare sistema significa modificare questo tipo di fruizione e vorrei sottolineare che soltanto grazie al coinvolgimento e alla partecipazione delle comunità locali abbiamo fatto vivere il parco anche laddove è mancato il finanziamento regionale». Una difesa dei parchi archeologici fatta non solo dal punto di vista culturale e turistico, ma anche in punta di diritto. Il ministero dei Beni culturali, nell'agosto del 2012, ha emanato le linee guida per l'istituzione dei parchi archeologici cui devono attenersi anche le regioni a statuto speciale quale è la Sicilia. Linee guida nelle quali si evidenzia come positivo il modello siciliano, il primo ad essere sperimentato. Di più. La dottoressa Greco sostiene che la riforma Gelardi, nel riportare sotto il controllo diretto delle sovrintendenze provinciali tutte le aree archeologiche, va controcorrente anche dal punto di vista politico. «Con l'abolizione delle Province, infatti, si va verso un altro tipo di dimensionamento territoriale, verso consorzi di Comuni che si andranno ad aggregare sulla base di una comunanza culturale dei territori, così come hanno fatto i distretti turistici e i parchi archeologici. Dunque anche le sovrintendenze andranno a morire con le Province. Il presidente Crocetta, che vuole modernizzare la macchina burocratica, ci ripensi: questa non è una rivoluzione, ma una restaurazione che va contro le stesse iniziative politiche del suo governo». E aggiunge. «La riforma Gelardi risolve in maniera sbagliata la giusta esigenza di tagliare le posizioni dirigenziali. Si può raggiungere lo stesso obiettivo strutturando meglio parchi e musei senza sacrificare i contenuti di questa esperienza pilota». 08042013