«Niente Bigio, siamo inglesi» La polemica arriva sul Guardian «Una statua simboleggia la battaglia con il passato». La statua in questione è il Bigio di Arturo Dazzi, che si appresta a tornare sul suo piedistallo in piazza Vittoria. Il titolo virgolettato è invece quello comparso sull'edizione di ieri del prestigioso quotidiano britannico The Guardian. Che rifà la storia della polemica bresciana in un articolo scritto da Lizzy Davies e piazzato nella doppia pagina dedicata al football. Il motivo? Il pezzo portante è dedicato a Paolo Di Canio, neoallenatore del Sunderland e fascista dichiarato. Come dire, in Italia fascisti in carne ed ossa e di marmo tornano ad avere libero corso. «Una statua simbolo della battaglia con il passato». Che rimanda a Berlusconi Sabato, anzi saturday, 6 aprile. The Guardian, pagine 14 e 15, quelle del football. A sinistra, pezzo su un noto maschio fascista italiano: il contestatissimo neoallenatore del Sunderland Paolo Di Canio (al suo ingaggio, l'ex ministro laburista David Miliband ha lasciato la società). A destra, articolo su un altro maschio fascista: quello known as Bigio, che si pavoneggia sul quotidiano radical britannico in una vecchia foto di piazza Vittoria. Titolo: Statue symbolises battle with the past (una statua simboleggia la battaglia col passato). Esatto: la querelle sul Bigio che venerdì, quando è stata archiviata la petizione dell'Anpi, ha quasi fatto finire in rissa il consiglio comunale è roba che scotta anche per gli inglesi. La giornalista Lizzy Davies, che ha firmato l'articolo, ha spiegato ai gentlemen di sua Maestà la storia del colosso, quando e da chi fu concepito. Poi ha ricordato la polemica, con il sindaco Paroli (la Davies lo chiama per errore Andrea, poi si corregge nella versione online) che vuole riportarla sul suo piedistallo e nega «ogni accusa di revisionismo o di nostalgia fascista», il presidente dell'Anpi di Brescia Giulio Ghidotti che parla di «ricordi del regime» e il direttore del Museo della Shoah di Roma Marcello Pezzetti (già sentito dal Corriere) che si vergogna: «Tutti i miei colleghi, soprattutto i tedeschi, mi dicono «Com'è possibile?» Mi sembra normale che ci si mobiliti, in maniera civile, per ostacolare il ritorno di simboli che danno una visione positiva di quello che è successo (sotto il fascismo, ndr)». Non mancano un accenno al succitato Paolo Di Canio, («la disputa a Brescia è un altro segno delle divisioni in Italia su come il regime di Mussolini e i suoi simboli debbano essere trattati») e lo sbrigativo commento dell'assessore Mario Labolani: «Tutto inventato per ragioni elettorali». Infine una stoccata all'Italia, peraltro corroborata dall'opinione di James Waltson, dell'Università americana di Roma: il governo berlusconiano ha «normalizzato il fascismo». La giornalista scrive addirittura che «Berlusconi ha ripulito (detoxified) l'immagine fascista». Insomma: il Bigio è berlusconiano. C'è un punto interrogativo che si rincorre in ogni riga di quel pezzo: rimuovere il ricordo di un crimine vuol dire commetterlo di nuovo?