Nuovo scontro sui dehors. Dopo la sospensione per 60 giorni dei piani di massima occupabilità di quattro piazze (Navona, Pantheon, Campo de' Fiori e Santa Maria in Trastevere) rischiano di saltare 41 progetti di revisione in aree di pregio del centro storico. La Ragioneria regionale del Comune ha chiesto al I Municipio di quantificare le minori entrate causate dalla riduzione dei tavolini all'aperto. Per approvare la delibera, però, c'è tempo solo fino a mercoledì. La saga delle occupazioni di suolo pubblico si arricchisce di una nuova puntata. Ma lo schema è fisso, con riscrittura della trama a un soffio dall'epilogo. Succede, così, che dopo la sospensione per 60 giorni dei piani del Comune (il nuovo assetto dei tavolini riguarda quattro aree di pregio: piazza Navona, Pantheon, Santa Maria in Trastevere e Campo de' Fiori) rischiano di saltare altri 41 progetti di revisione del I Municipio, relativi a strade e piazze del centro storico (nella lista anche via della Rotonda, via dei Giubbonari, via del Teatro della Pace, via della Maddalena, piazza del Colosseo). A causare l'intoppo, il parere della ragioneria generale del Campidoglio sulla delibera per l'approvazione dei piani: il consiglio municipale ha tempo solo fino a mercoledì per la votazione. I contabili del Comune hanno risposto chiedendo di integrare la proposta con la quantificazione delle minori entrate, come previsto dalla legge numero 213 del 7 dicembre 2012 (disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali). In sostanza, gli uffici di via Petroselli dovranno calcolare le perdite causate dalla riduzione dei tavolini. Una missione impossibile, secondo la consigliera dei Verdi nel I Municipio, Nathalie Naim, che «richiederebbe un impegno di oltre due settimane, con conseguente paralisi dell'attività ordinaria». Non solo. «L'intervento della ragioneria è illegittimo contesta la Naim in quanto la norma non può essere applicata a provvedimenti che hanno lo scopo di ripristinare la legalità e di tutelare gli interessi costituzionalmente garantiti come la sicurezza e la tutela dei beni culturali». Da Palazzo Senatorio, però, filtra un'altra versione: a sollevare il problema sarebbe stata la direzione del I Municipio in una telefonata alla ragioneria che, a quel punto, avrebbe chiesto di quantificare le minori entrate e di metterle nero su bianco. «Sembra che gli uni e gli altri giochino a chi è più ingenuo, a discapito della legalità», ragiona Viviana Di Capua, presidente dell'Associazione abitanti centro storico. Sulla questione interviene anche Italia Nostra: «Assurdo. Chiediamo all'Avvocatura di verificare la corretta interpretazione della legge».