"Quelle censite sono centinaia ma quelle scavate sono poche unità", osserva il rettore dellUniversità di Foggia, Volpe Tra quelle meglio conservate cè ledificio di Casalene, descritto in un volume che racconta i lavori di Serpenti Finisce che di tanti tesori se ne perde colpevolmente il conto. In Daunia per esempio, vero forziere romano e tardo antico. "Le ville romane censite, sia con fotografie aeree che con indagini di superficie, in questo territorio - ricorda il rettore dellUniversità di Foggia, larcheologo Giuliano Volpe - sono centinaia ma quelle scavate sono solo poche unità". Quello delle ville, complessi produttivi e residenziali di epoca romana o tardoantica è un fenomeno che interessa in particolar modo la Puglia Settentrionale. "A lungo aggiunge - si è ritenuto che i Monti Dauni fossero meno ricchi di beni archeologici, ma il tempo ha smentito ampiamente. Non solo si sono rivelati estremamente ricchi ma non con un livello di conservazione migliore, considerato che sorgono in aree un po marginali e non interessate alle grandi trasformazioni agricole". Tra le ville meglio conservate cè quella di Casalene nello straordinario paesaggio e territorio di Bovino, oggetto di lavori di indagine, scavo, primo intervento e protezione ultimati due anni fa e recentemente raccontati nel volume "La natura costruita. Identità naturale e storica della Villa di Casalene" curato da Marisa Corrente della Soprintendenza Archeologica della Puglia che ha condotto questa prima fase di lavori finanziati dalla Regione (nellambito del Pit 10 con fondi Por, per un totale di 350 mila euro). Prima, però, lacquisizione dellarea da parte della Comunità Montana avvenuta alla fine degli anni Novanta che ha potuto dare una svolta alle attività di recupero. La particolarità della Villa di Casalene sta in un ininterrotto uso del complesso in tutte le epoche, dalla romana alla contemporanea, sempre in senso produttivo ( olio, vino, allevamenti). Le murature della masseria moderna hanno in qualche maniera salvaguardato le vecchie creando una stratificazione di grande interesse, non solo archeologico. Il progettista e direttore dei lavori, realizzati dalla Società cooperativa archeologica Ara, larchitetto Stefano Serpenti ne sottolinea proprio la particolarità: "E un caso emblematico che ha permesso di ritrovare murature e pavimentazioni a mosaico di epoche diverse. In questa prima fase abbiamo portato alla messa in luce del complesso insediamento, costituito dalla zona produttiva con stalle, silos, ricovero di attrezzi, magazzini per un totale di cinquanta ambienti in buono stato di conservazione. E stata ritrovata la zona del complesso termale, ancora decorato da pavimenti a mosaico". Questo è quanto fatto ma siamo solo allinizio perché i lavori, sia di indagine che di scavo, andrebbero completati, arrivando a una migliore conservazione e insieme a una musealizzazione che permetterebbe la tanto complicata fruizione pubblica, il vero anello debole non solo di questo sito archeologico. "La gestione spiega Volpe - è un problema che riguarda tutti i siti, non cè unindicazione di itinerario, un percorso, facile accesso alle visite eppure sarebbe possibile dal momento che non mancano le competenze. Bisognerebbe superare la dimensione iperlocalistica con sistemi integrati ovvero creare una stessa struttura che organizza percorsi, accessi, visite guidate ad Ascoli Satriano come a Bovino o Orsara, Vieste o Mattinata. Da soli non ci si può né autosostenere nè diventare attrattivi. In Capitanata ci sono cinquemila siti di interesse culturale che vanno dalla Preistoria alletà contemporanea, tutti extraurbani, una densità davvero eccezionale". Casalene ha le carte in regola per diventare il centro di un percorso di mobilità dolce, di itinerari che coinvolgano tutta la zona. "Insisto sulla necessità di un sistema territoriale, Casalene sorge in posizione strategica e scenografica di grande valore, anche paesaggistico. Anche laspetto della tutela dovrebbe essere integrato superando le divisioni settoriali di Soprintendenze".