Il palazzo La fortuna della famiglia iniziò nel Cinquecento ma venne definitivamente sancita nel XVII secolo quando fu eletto papa Alessandro VII Di grande bellezza anche la residenza di Ariccia, dove trovò sede lAccademia degli Sfaccendati a famiglia Chigi sale ai vertici del fasto a Roma fin dai primi del Cinquecento grazie ad Agostino, grande banchiere di Siena e finanziatore dei papi Alessandro VI e Giulio II, e da questultimo elevato alla nobiltà romana associandolo alla sua famiglia dei della Rovere. E i Chigi della Rovere diventano la famiglia più ricca di Roma con Agostino nella reggia alla Lungara, detta poi la Farnesina dai Farnese, successivi proprietari dal 1580. Ma accade che il figlio di Agostino, Lorenzo, morto nel 1573, dilapidi il denaro paterno. Servirebbe un altro papa per risalire ai vertici della nobiltà romana; e il miracolo avviene un secolo dopo. Il 7 aprile 1655 è eletto papa un pronipote di Agostino, Fabio, con il nome di Alessandro VII ed è di nuovo gloria per i Chigi, subito arricchiti con cariche politiche e donazioni. Suo fratello, don Mario, ottiene le nomine più redditizie di Roma, dalla sovrintendenza dellAnnona allamministrazione della Giustizia in Borgo; sono nominati cardinali i nipoti Sigismondo, con la qualifica di ambasciatore della Santa Sede a Ferrara, e Flavio, che affianca nella Segreteria di Stato Giulio Rospigliosi, badando essenzialmente ad accaparrare rendite ecclesiastiche che in breve raggiungono i 100 mila scudi; inoltre, Flavio riceve lusufrutto del palazzo di piazza Santi Apostoli, che un secolo dopo sarebbe stato venduto agli Odescalchi. Un terzo nipote, Agostino, è destinato a proseguire la famiglia principesca dei Chigi, con lincarico di castellano di Castel SantAngelo, ma con i vari titoli nobiliari di principe di Farnese, principe del Sacro Romano Impero, principe di Campagnano, duca di Ariccia, essendo il primo ad abitare nel palazzo Chigi di piazza Colonna, ancora oggi definito con quel cognome. Proprio questo palazzo, acquistato dallo Stato italiano nel 1916 e destinato a sede del Ministero delle Colonie e successivamente del Ministero degli Esteri e dal 1961 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha fatto un po la storia della famiglia; memorabili lo splendido Salone dOro e la scaffalatura lignea seicentesca della Biblioteca, sia pure oggi priva degli storici libri ceduti da Mussolini al Vaticano nel 1929 in occasione della firma dei Patti Lateranensi. Ma non gli è da meno il palazzo di Ariccia, che fu sede dellAccademia degli Sfaccendati, «promotrice di piacevoli incontri e divago culturale fuori delle abituali faccende», secondo una definizione del cardinale Flavio Chigi. E qui per la decorazione delle stanze furono impegnati pittori come il Baciccia e Mario de Fiori in una serie di tele di grande effetto. Splendida anche a Roma la Villa Chigi, venduta e ricomprata e rivenduta dai Chigi dalla metà del Settecento nella località del Monte delle Gioie, allora considerata fuori Roma, con le palazzine che hanno sì subito cambiamenti e proprietari, ma hanno mantenuto la loro raffinatezza originaria. E poi il palazzo di Formello, oggi sede del Museo dellAgro Veientano, e il palazzo di Viterbo, venduto ai Chigi dai Caetani, ricco di credenze in pietra e fregi. E ancora la Villa Chigi di Castel Fusano, che risale al 1620, quando il cardinale Giulio Sacchetti la fece realizzare da Pietro da Cortona con il palazzo in forma di fortezza in unampia tenuta a fronte del litorale di Ostia. E si ebbe un interno raffinato dagli affreschi di Andrea Sacchi e Francesco Lauri, e la cappella dedicata alle sante Caterina e Maria Maddalena dei Pazzi. I Chigi subentrarono nella proprietà nel 1755, quando lacquistò il cardinale Flavio, altro ricco rappresentante del casato, che abbellì la tenuta di 30 mila pini e 7 mila seminati. E sebbene il verde circostante sia diventato parco pubblico nel 1933, il palazzo-castello è rimasto proprietà dei Chigi. Che peraltro hanno modo di vedere eternata la loro gloria nobiliare nelle due cappelle fatte costruire a Roma dal capostipite Agostino. Quella di Santa Maria del Popolo, disegnata da Raffaello e completata dal Bernini, è ricca di affreschi di Sebastiano del Piombo e Lorenzetto; laltra, a Santa Maria della Pace, è in gran parte opera di Raffaello con le sue Sibille, alle quali si accompagnano i Profeti di Timoteo Viti.