L'EFFETTO-Grinzane ha fissato un punto di non ritorno e ha innescato una serie di reazioni a catena. All'horror vacui lasciato dalla scomparsa del Grinzane il sistema ha risposto con il rifluire dal basso dello spirito d'iniziativa e la rinascita di energie propositive dei soggetti locali, ma anche con il risorgere di logiche e guerre di campanile e il ritorno dello strapaese. La sfida resta quella di individuare nuovi strumenti di finanziamento che vadano oltre la semplice sovvenzione pubblica e superino il dibattito infinito sull'eticità di una cultura che dà prestigio e civiltà, ma che può essere anche un investimento redditivo e in grado di generare occupazione, ma che non arriverà mai ad essere un bene economico in grado di autosostentarsi completamente. Il secondo scenario su cui riflettere è di natura geografica. Cosa lascia la cultura sul territorio? È l'antico equivoco della «cultura che plana ma non si radica». La Fondazione per il Libro ha potuto toccare con mano le diverse declinazioni di questo problema. Nell'ideare e sviluppare i propri progetti, il suo metodo di lavoro è sempre stato ispirato al principio di creare valore aggiunto a partire dalle risorse e dalle peculiarità culturali dei singoli territori. Il differente esito dei singoli progetti realizzati negli anni si è proprio giocato sul piano dell'incontro o scontro con la temperatura emotiva che saliva dal basso, con la fertilità creativa del territorio con il quale si è inteso lavorare volta per volta. Tutti questi presupposti contribuiscono a dare risposte possibili al terzo scenario, che è di carattere sociale. A che pubblico ci si rivolge quando si produce cultura? È ancora l'antica contrapposizione fra «cultura di massa» e «cultura d'élite», fra possibilità di accesso e capacità di selezionare messaggi e contenuti. Il problema non è dare indirizzi, indicare modelli, perpetuare l'illusione positivista di scegliere per conto di altri la via migliore su cui incanalare le masse verso il progresso e la civiltà: illusione che sappiamo tutti dove ha portato. Anche per perseguire questo obiettivo è indispensabile istituire una governance della cultura. È un'idea che la Fondazione per il Libro ha suggerito e propugnato da tempo in diverse sedi, ma che deve ora trovare il necessario riconoscimento e incardinamento istituzionale. Non un inerte e pleonastico organismo ministeriale popolato dai soliti noti, né ipertrofici e ingovernabili «Stati Generali della Cultura» che pure come momento di ascolto e collazione hanno la loro importante funzione. Ma nemmeno un direttorio, un organo commissariale che avochi a sé le politiche di selezione e indirizzo e metta sotto tutela i decisori naturali situati ai diversi livelli di quella sussidiarietà orizzontale e verticale di cui parlavamo all'inizio. Una governance della cultura dovrebbe essere piuttosto un tavolo collegiale e operativo che favorisca il coordinamento e la condivisione delle informazioni per una più incisiva programmazione delle misure di sostegno. Questo convegno potrebbe essere esso stesso una governance. Per la prima volta si incontrano, si conoscono, dialogano, mettono in comune la propria esperienza quasi settanta manifestazioni italiane che hanno trovato nel libro e nella promozione della lettura una loro cifra identitaria importante, che hanno saputo scommettere sulla capacità di individuare modelli organizzativi e di stabilire relazioni con il proprio pubblico che meritano di essere condivise e confrontate. Ecco perché Le Città del Libro appare la sede naturale dove dare forma a una proposta più forte e impegnativa, che possa contare sulla nostra forza di fare fronte comune, di fare lobby nei confronti del nuovo Ministro per la Cultura. Quella di arrivare a far sì che la legislazione italiana riconosca anche ai principali festival e saloni legati al libro lo status di bene culturale, godendo degli stessi istituti di tutela previsti per un monumento o un museo, per un castello o un sito archeologico. ( presidente della Fondazione del Libro)