Aperti per la prima volta, dopo un lungo restauro, i locali più alti del monumento Dalle scale nascoste agli scorci inediti la cattedrale toscana non è mai stata vista così DUOMO IL CIELO SIENA Sono circa le tre di pomeriggio, quando, insieme a tre amici e due preziose guide, inizio l'ascensione verso il tetto del Duomo di Siena. Visiteremo una serie di locali mai aperti al pubblico, in cui per secoli nessuno ha avuto accesso (eccetto le maestranze o gli architetti). Da domani, dopo un lungo restauro, saranno finalmente visitabili da tutti. L'ingresso monumenta-le, lavorato come una trina, nasconde una sorpresa. Infatti, da un'oscura porticina situata appena dietro il gran portone, sale una scala a chiocciola. Mentre la stretta elica si inerpica, procediamo in silenzio, per sbucare in un ampio sottotetto. Sembra la casa-covo di Quasimodo in Notre Dame di Victor Hugo, con la differenza che qui regna una pulizia impeccabile. In vista dell'inaugurazione, ci spiegano i nostri due Virgilio, il restauro è stato meticoloso. Ispirandosi alla scala apparsa in sogno a Giacobbe, questo percorso è stato chiamato la "Porta del Cielo". E in effetti, aprendo una finestra, ci si trova d'un tratto a perpendicolo sull'interno della chiesa. Siamo a circa sedici metri d'altezza, ma l'impressione è notevole. Nulla a che vedere, certo, con la visita aerea al cosiddetto Facciatone (l'immensa quinta destinata a sostituire l'ingresso iniziale e poi rimasta interrotta), per non dire di quella all'altissima Torre del Mangia. Ma qui le dimensioni più ridotte si arricchiscono della spettacolare visione che offre la navata del Duomo, ossia uno scrigno di indescrivibile bellezza e densità visiva. Il tutto, appena sotto la distesa stellata delle volte. Ed eccoci a vagare nel sottotetto del Duomo, fra capriate, travi enormi, tegole e coppi di riserva (sovradimensionati e fabbricati appositamente per la chiesa). Ciò che più colpisce, però, sono le quattordici garguglie originali della facciata (figure in marmo che formano la parte terminale degli scarichi dei canali di gronda), ora sostituite da copie. Che meraviglia la torsione di questi animali pietrificati, il loro ghigno da rettili, chimere, creature guizzanti e impazzite! E dire che nei magazzini se ne annidano ancora a decine. Sarebbe sufficiente la vitalità di un simile bestiario, per giustificare la visita. E non siamo che all'inizio Qui sono esposte anche le attrezzature che anticamente servivano alle maestranze per i più vari interventi di manutenzione: dalle funi, alle seghe, da un modello di guglia (collocato sul banco da lavoro con piano girevole), alle cosiddette "taglie" (carrucole che servivano per portare in quota o per calare a terra marmi e statue). Da notare i disegni che l'architetto Giuseppe Partini, verso la fine del 1800, tracciò direttamente sul muro per spiegare agli scalpellini come riprodurre e sostituire i pezzi danneggiati. Mi accompagna nell'escursione Antonio Prete, scrittore, studioso di Leopardi, traduttore di Baudelaire e docente per oltre tre decenni all'Università di Siena. «Sarà anche un Percorso nel Cielo », commenta davanti agli attrezzi degli operai addetti alla fabbrica del Duomo, «ma uno spazio del genere racconta soprattutto la terra, il lavoro fisico, la fatica manuale. È come se questa specie di officina rivelasse la struttura della bellezza, la sua ossatura nascosta». In effetti, si ha l'impressione di circolare liberamente dentro l'organismo della cattedrale. Esposto in termini da mercato immobiliare, potremmo davvero dire che il Duomo di Siena rappresenta un'autentica meraviglia "cielo-terra". Adesso, per esempio, continuiamo a camminare sopra il sacro tempio, ammirando una serie di scorci rivolti sui transetti. Usciamo su un ballatoio che dà sulla navata, a una decina di metri dal suolo, per dedicarci a un bassorilievo in marmo di circa un metro quadrato. Venne scolpito per essere collocato a una grande distanza dai fedeli, cioè a un'altezza che lo rende pressoché invisibile, eppure ogni personaggio ha il volto elaboratissimo, dove appaiono addirittura le rughe della fronte, degli occhi, delle guance. Condannata ad essere tenuta lontana dagli sguardi umani, l'opera, tuttavia, doveva restare ben visibile a quello di Dio Ma adesso il corridoio sale e gira, conducendoci all'esterno dell'edificio. Proseguendo lungo il bordo della cupola, si giunge di fronte a uno spettacolo diverso quanto a bellezza, ma non meno imponente. Mi riferisco all'affaccio esterno della navata sinistra, che svela uno splendido panorama sulle chiese e il paesaggio circostante. La vista spazia nel verde, fino a raggiungere la catena montuosa dell'Appennino, il monte Terminillo, il monte Amiata e la Valdarbia. Con un'autentica visione a volo d'uccello, i visitatori hanno realmente la sensazione di trovarsi su un vero e proprio crinale. Da un lato si apre lo sfarzo cromatico dell'interno, con il magico pavimento a tarsie, i marmi bianchi e neri delle pareti, le cappelle e gli affreschi; dall'altro, un panorama quasi del tutto intatto, che appunto da quegli affreschi sembra tratto. Insomma, da questa specola il titolo scelto per l'itinerario non sembra per niente eccessivo. D'altronde, spiega la guida, secondo le litanie lauretane "Porta del Cielo" è anche la stessa Vergine, la quale, come Madre di Cristo e dell'umanità, concorre alla nostra salvezza eterna in Cielo, dove si trova in quanto "Regina assunta". Ciò contribuisce a spiegare la dedicazione del Duomo all'Assunzione della Madonna, e il forte legame di Siena, "civitas Virginis", con la sua patrona. Ma è tempo di tornare a terra, o meglio, per essere precisi, di scendere più in basso. Infatti, dopo la visita alle cappelle delle navate e del transetto, ci aspetta la scoperta del Battistero e della immensa cripta affrescata. La gita sembrerebbe conclusa, eppure c'è un'ultima sorpresa, poiché il pavimento della cripta presenta alcune grandi lastre di cristallo attraverso cui appaiono, un'altra decina di metri più giù, le fondamenta dell'intero complesso. Ora le nostre guide ci salutano, dopo essere sprofondati, dalle vette del Duomo, nel cuore più segreto e sotterraneo della città.